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    Interessante!

    Dunque hai scelto “gli hacker” come entry enemy fittizio per la tua piccola organizzazione tecno-politica, attraverso cui ritagliarle un ruolo ed un’identità per contrasto. Un meccanismo molto comune fra gli adolescenti, che quasi sempre produce nel lungo periodo una adozione dei comportamenti tanto osteggiati.

    Ora, se non ti conoscessi un pochino @chobeat, penserei semplicemente che tu non sappia bene di cosa parli e spenderei chissà quanto tempo ad esporti i diversi errori del tuo testo. Ma conoscendoti, so che non si tratta di superficialità o ignoranza.

    Ma in effetti si tratta di una scelta astuta: attaccare una minoranza esigua, stramba, fraintesa (peraltro definendola in modo vago) rende molto improbabile una confutazione di merito. E se sei in gamba, potresti persino riuscire ad ottenere una certa visibilità negli ambienti che vuoi attrarre, tirando su una polemica con qualcuno più informato, non è vero?

    Per aiutarti, sottolineerò solo le criticità più evidenti:

    1. L’interfaccia di Mastodon, sia a livello UI, che a livello UX nella gestione delle relazioni fra utemti, è completamente diversa da Twitter. Ti cosiglio di confrontare 2 screenshot, visto che evidentemente non ti sei informato molto. I valori politici che Eugen persegue sono certamente diversi dai tuoi (una cosa che, naturalmente, per te significa che siano in qualche modo sbagliati o controproducenti), ma sono alla base di tutte le decisioni architetturali e implementative di Mastodon, che si tratti della timeline esclusivamente temporale o l’impossibilità di effettuare ricerche testuali complesse.
    2. La retorica che usi, specificando di voler parlare di una specifica tipologia di hacker per poi attribuirle i fallimenti di tutti coloro che si sono appropriati di questo termine, è certamente efficace verso il tipo di lettore frettoloso e superficiale che vuoi attrarre e condizionare, ma evidenzia una totale assenza di onestà intellettuale. Cosa che, se ricordo bene, tu rivendichi come un diritto ed uno strumento politico, ma comporta una manipolazione delle persone meno preparate che qualsiasi hacker ti farebbe notare publicamente.
    3. La tua definizione di “prospettiva hackerista” è un argomento fantoccio. Giusto l’altro ieri ho condiviso qui un video del 2002 che potrebbe chiarirti le idee (ed evitare brutte figure). Guardalo fino in fondo. Se però quella definizione non è completamente farina del tuo sacco, ti chiederei di condividere la fonte.
    4. Contrapporre un hack come Mastodon ad una azienda cooperativa come FairBNB è quanto meno buffo. Anche solo per le innumerevoli dimensioni che sono fondamentali in ciascuno dei due e irrilevanti per l’altro. Inoltre tale contrapposizione esiste solo nella mente di chi vuole vederla: sono certo che a @FairbnbCoop sarebbe utilissimo un account sul fediverse, visto il successo che ha già oggi il tag #fairbnb su tale piattaforma.

    Potrei andare avanti lungo, ma credo che quanto ho scritto basti a sottolineare la qualità di questo articolo.

    Se credi che Tech Workers Coalition abbia bisogno di avversari per potersi dare un identità, forse dovresti abbandonare l’impresa, per il bene della stessa.

    Aspetto però con impazienza la prossima parte! ;-)

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      L’interfaccia di Mastodon, sia a livello UI, che a livello UX nella gestione delle relazioni fra utemti, è completamente diversa da Twitter.

      Dai non puoi dire che è completamente diversa. Sono d’accordo che il testo esagera un po’ sminuendo le differenze ma si sta cercando di fare un discorso generale. Lo screenshot poi è quasi uguale a Tweetdeck (di Twitter), inoltre il nuovo default non è più multicolonna ma con una single timeline.

      Poi un conto è cercare di criticare un certo modo di vedere, di operare e un conto è trovare avversari. Francamente a me sembra chiaro per tutto il testo che l’avversario non sono gli hacker.

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        Uhm… ok. :-D

        In effetti mi ero perso l’uscita della 3.0 ed il nuovo layout single column

        Tuttavia sostenere che Mastodon (ed il Fediverse) “replica in larga parte l’esperienza utente e l’interfaccia di un software progettato per estrarre dati dagli utenti e farli interagire in maniera rapida, conflittuale e tossica di modo da massimizzare l’engagement e l’attenzione” è comunque piuttosto superficiale.

        Francamente a me sembra chiaro per tutto il testo che l’avversario non sono gli hacker.

        Ho parlato di “entry enemy fittizio” non a caso. ;-)

        L’articolo sostanzialmente sostiene che gli hacker perdono tempo o finiscono per supportare il sistema che combattono. Fra questi hacker, convenientemente, non vengono citati Snowden o Assange.

        Gli hacker non sono “il nemico”, è chiaro.

        Vengono però affrontati come rivali (e, ripeto, senza onestà intellettuale).
        Il che è piuttosto stupido, a ben pensarci, perché il nemico comune è altrove.

        Non a caso, gli hacker di Dyne.org ospiteranno il primo gruppo di studio della TWC. Nonostante tutto, non siamo così male… ;-)

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      Non credo di aver nulla di interessante da dire su cosa sia hacker e cosa non lo sia. Però, riguardo punto “Mastondon VS FairBnB”, direi che “Possiamo rendere Twitter federato per liberarne gli utenti?” sia una domanda anch’essa politica, se si pone l’attenzione sul parte del “liberarne”. Si può essere d’accordo o meno, ma creare una piattorma resistente alla censura è una questione profondamente politica. Fisolofica, quasi.

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        lo è ma è affrontata in maniera assolutamente acritica. La domanda non viene posta: la libertà dalla censura è intrinsecamente buona e porta a risultati positivi per le persone. Non c’è discorso politico: è una premessa non messa in discussione e non elaborata. Il fatto che la domanda che tu hai posto abbia una premessa ideologica, non rende la domanda intrinsecamente critica. Il modo in cui l’hai formulata inoltre sembra piuttosto tecnico: quel “possiamo” è tecnico (nel senso di: si riesce ad implementare?) o è politico(nel senso: si può implementare la federazione in modo che porti ad una liberazione?). Perché secondo me molti capiscono la prima cosa, ma non la seconda.

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          Sono in parte d’accordo, anche se considero la tua risposta un po’ moving the goal-post. Ora potrei farti la stessa eccezione per FairBnB, per la sua audience “liberare le città dal turismo di massa” è accettato acriticamente come buono e portante risultati positivi. La forza di entrambe le proposte è che sono tecnicamente possibili e politicamente/filosoficamente alternative, e permettono una scelta dove prima non c’era. Discernere sulla loro legittimità in base alla profondità della loro auto-analisi critica/filosofica/economica/politica è un rabbit-hole da cui non si esce più, imho. La mia idea personale: “Let a thousand flowers bloom” meglio di “No True Scotsman”.

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            no chiaro, la critica a Mastodon non vuole puntare a soffocare lo sviluppo di questi tool che comunque hanno la loro utilità. La differenza però imho è che Mastodon ripropone una strategia già vista e già vista fallire mentre FairBnB prova qualcosa di (relativamente) nuovo. Chiaro che alcune cose si possono giudicare solo a posteriori e non sono convintissimo che FairBnB per sé avrà questo impatto radicale che distruggerà il turismo di massa. è più interessante come processo che come risultato al momento.