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    Parole sante. Ho due figlie in età scolare e sto notando che le scuole arrancano a fornire soluzioni valide per la docenza a distanza. Non c’è un piano strategico nazionale, ogni scuola fa quello che c… vuole, chi usa Zoom, chi Teams, chi G-Suite, chi Skype, chi WhatsApp… praticamente nessuno usa soluzioni open source, la scelta magari dipende dal professore di turno che per caso conosce una tecnologia perché la usa suo cugino in ufficio.

    Ringraziamo l’autonomia scolastica! Grande cosa, ma non sui temi informatici, in questo caso è deleteria. Le infrastrutture informatiche devono essere gestite centralmente, lasciate pure le scuole decidere in autonomia dove andare in gita o quali libri di testo adottare, ma scelte così importanti devono essere effettuate a livello nazionale da chi di informatica un po’ ci capisce.

    Vogliamo parlare del registro elettronico? Quello che usano le mie figlie è uno dei peggior software mai visti, un’interfaccia orrenda, l’applicazione mobile è inusabile, la sessione utente gestita come non va gestita. Immagino sia stata sviluppata dalla Pizza&Fichi S.r.l. Ed ogni scuola ha il suo registro elettronico, diverso da quello delle altre scuole, magari ci saranno qualche decina di software che girano, scritti da piccole software house che chissà come si sono aggiudicate l’appalto.

    AgID non ha fatto altro che fare una pagina con le iniziative dei privati. Cosa lodevolissima, per carità, ma iniziassero a pensare alle strategie informatiche da adottare nelle scuole a livello nazionale. Piattaforme di e-learning open source fatte bene da usare anche in periodi normali ad esempio per far seguire le lezioni agli studenti che sono a casa in malattia o convalescenza.

    Spero che almeno questa emergenza ci abbia fatto capire quanto siamo impreparati a fronteggiare le emergenze. Ma in realtà siamo impreparati anche senza emergenze.