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E all’improvviso la IBM abbandonò “senza motivo” il campo della facial recognition …

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    Chissà, magari la polizia americana avrà voluto rivalersi sul fornitore di sistemi di riconoscimento facciale: “ci avete dato una roba che funziona male!”. Gli avvocati della IBM avranno già da tempo suggerito ai top manager che il business della facial recognition, se si includono le spese legali, diventa probabilmente “insostenibile”. Così, all’improvviso, “senza apparente motivo”, l’azienda si riscopre sensibile ai temi della privacy e dei diritti umani. E già che c’è, propone anche di avviare un dialogo sul tema per la messa al bando di tale tecnologia (non sia mai che il business sia minimamente sfruttabile dalla concorrenza).

    C’è una diffusa convinzione magica, direi religiosa, sui sistemi che promettono di accumulare dati (big dati, cioè il nuovo petrolio): biometria, riconoscimenti automatici, tracciamenti, sorveglianza… “Compràmo uno di quei cosi per il riconoscimento facciale e stémo a posto” (ed anche: “ce mettémo er Gippi Esse e stémo a posto”, e poi “nà scheda SIMME, checcevò?”). Ma se una di quelle tecnologie sbaglia una sola volta su un milione, hai già un innocente in carcere, una lunga trafila in tribunale, pessima pubblicità sui media per anni a venire, e quasi un milione di persone che lamenteranno di essere state ingiustamente accusate da un dispositivo che può sbagliare.

    Certe volte il fattore umano è un po’ troppo difficile da implementare in una macchina.