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    Bel pezzo con un unico difetto: il femminismo.

    Lavorare con i dati attraverso un approccio femminista non vuol dire necessariamente occuparsi di donne o di questioni di genere: vuol dire occuparsi del potere.

    No questo non è femminismo, ma semplicemente un approccio critico politico.

    Un ottimo approccio se e quando applicato correttamente all’interno di una metodologia rigorosa. Cosa che manca ad alcuni esempi (almeno per come descritti) che sembrano avere più una finalità propagandistica che scientifica.

    Da un lato è vero che un approccio critico e politico alla raccolta ed alla analisi dei dati può fare emergere modelli alternativi o problematiche ignorate dal mainstream. E questa è cosa buona e giusta. ;-)

    Ma dall’altro l’autrice sembra suggerire di favorire le analisi che giustificano la propria azione politica, eventualmente progettandole affinchè le giustifichino.

    In altri termini, sembra suggerire di mentire atraverso la statistica.
    Cosa che in effetti non mi sorprende particolarmente da un -ismo, ma personalmente non lo considero etico: significa sfruttare l’ignoranza altrui in materia solo per poter porre un tema ed ottenere visibilità.

    Meglio dunque parlare di approccio critico politico che di -ismi vari…

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      No questo non è femminismo, ma semplicemente un approccio critico politico.

      Perché il termine ti fa così paura? Questo è femminismo nel senso accademico del termine, nel senso della disciplina che si occupa dell’analisi dei rapporti di potere tra oppressi e oppressori, tra visibili e invisibili. Se poi la parola ti triggera, mettitela in saccoccia. A me dà fastidio che si usi il termine “Intelligenza Artificiale” perché non ha niente a che fare con l’intelligenza, però ormai quello è e quello ci teniamo.

      Ma dall’altro l’autrice sembra suggerire di favorire le analisi che giustificano la propria azione politica, eventualmente progettandole affinchè le giustifichino.

      Si dà per scontato che chiunque faccia ricerca scientifica lo faccia da un punto di vista ideologico e politicizzato. Che ne sia consapevole o meno. L’idea è di compensare quelli che fanno ricerca consapevoli della propria agenda politica o interessi personali insieme a quelli che fanno ricerca senza mettere a fuoco i propri bias e le proprie ideologie (di solito ereditate comodamente dal sistema egemonico).

      In altri termini, sembra suggerire di mentire atraverso la statistica.

      Non vedo cosa c’entri il mentire. SI può fare solida statistica partendo da assunti e prospettive differenti. La statistica non esiste nel vuoto, non è come la matematica. Parte sempre e comunque da una visione del mondo che si vuole validare attraverso i dati.

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        No questo non è femminismo, ma semplicemente un approccio critico politico.

        Perché il termine ti fa così paura?

        Paura? :-D

        Il macismo dei femministi è sempre divertente. ;-)
        Solitamente è persino inutile farlo notare… è incompatibile con la loro visione di sé stessi, per cui lo negano, lo rifiutano, troncano la discussione o si lanciano in aggressioni di varia natura.

        Questo è femminismo nel senso accademico del termine…

        ROFTL! ! !

        Il femminismo, in senso accademico, al limite è un movimento socio-politico otto e novecentesco.
        Che poi alcune femministe con ruoli accademici abbiano utilizzato impropriamente il termine per denotare concetti più ampi nella speranza di mantenere attuale il proprio attivismo e la relativa rete di influenze (aka potere) che questo gli fornisce, non rende tale denotazione “accademica”.

        A me dà fastidio che si usi il termine “Intelligenza Artificiale” perché non ha niente a che fare con l’intelligenza, però ormai quello è e quello ci teniamo.

        Se il linguaggio fosse scolpito nella pietra ed immutabile, oggi tu useresti il termine “Negro”.
        Le parole vanno e vengono. Quando sono sbagliate, si possono cambiare.

        la disciplina che si occupa dell’analisi dei rapporti di potere tra oppressi e oppressori, tra visibili e invisibili.

        Quella disciplina ha un nome: “Scienze Politiche”.

        Peraltro è anche un corso universitario che ho frequentato con ottimi voti da giovane (senza purtroppo conseguire la laurea perché il lavoro ha preso il sopravvento… errore madornale).

        chiunque faccia ricerca scientifica lo faccia da un punto di vista ideologico e politicizzato

        Generalizzazione discutibile… ma che condivido abbastanza. :-D

        L’idea è di compensare quelli che…

        (non molto) Pia illusione. Molto americana, però.
        Non è grazie alla contrapposizione di ricerche fallate che l’umanità progredisce, ma dalla confutazione delle affermazioni false e dalla produzione di osservazioni nuove MA verificabili.

        SI può fare solida statistica partendo da assunti e prospettive differenti.

        Si DEVE fare solida statistica partendo da prospettive differenti.

        Ma questo non è quanto sembra suggerire l’articolo, in particolare quando propone a modello ricerche “dal basso” che di scientifico non hanno nulla.

        Parte sempre e comunque da una visione del mondo che si vuole validare attraverso i dati.

        Certo!

        Ma l’attivista, sia esso femminista, razzista, comunista, capitalista etc… non è disposto a vedere la propria visione del mondo FALSIFICATA dal proprio esperimento e dunque progetta l’esperimento affinché confermi la propria visione, giustificandola agli occhi degli altri.

        Per questo scrivevo (e confermo) che il più grosso limite dell’articolo è il femminismo.

        Perché all’autrice non interessa la solidità dei dati raccolti durante le indagini che cita, solo il loro potenziale propagandistico per la sua causa.

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          Che poi alcune femministe con ruoli accademici abbiano utilizzato impropriamente il termine per denotare concetti più ampi nella speranza di mantenere attuale il proprio attivismo e la relativa rete di influenze (aka potere) che questo gli fornisce, non rende tale denotazione “accademica”.

          Chi decide cosa è accademico e cosa no? Ci sono interi dipartimenti e discipline su questi temi in università prestigiose, non vedo perché tu ti senta libero di sminuire interi campi di ricerca solo perché non ti piacciono i risultati.

          Se il linguaggio fosse scolpito nella pietra ed immutabile, oggi tu useresti il termine “Negro”. Le parole vanno e vengono. Quando sono sbagliate, si possono cambiare.

          Non vedo cosa ci sia sbagliato nel femminismo: è relativo al femminile, inteso come la pulsione alla collaborazione, all’empatia e alla risoluzione dei conflitti. Mi sembra perfettamente appropriato.

          Quella disciplina ha un nome: “Scienze Politiche”.

          Umh no? Cioè, ovviamente fa parte dei temi che toccano, ma non tutte le scuole di pensiero si occupano di questi temi. E spesso e volentieri lo fanno proprio da una prospettiva femminista, perché considerata la più adatta a studiare determinati fenomeni.

          Non è grazie alla contrapposizione di ricerche fallate che l’umanità progredisce, ma dalla confutazione delle affermazioni false e dalla produzione di osservazioni nuove MA verificabili.

          L’idea che l’umanità progredisca e che si possano verificare affermazione è un’opinione tua, tutta da dimostrare. L’idea di progresso e di verifica dell’esperienza sono punti estremamente politici. L’idea che la scienza debba trattare esclusivamente ciò che è verificabile è ideologia e non è certo una prerogativa del femminismo: intere discipline non fanno affermazioni verificabili e intere branche, ad esempio di fisica teorica, non si interessano di fare affermazioni verificabili o falsificabili. Se ti limiti al falsificabile come misura di verità, la maggior parte dei fenomeni non potrai studiarla e rimarrai ignorante. Se l’obiettivo della scienza è sapere di più, rimanere ignoranti non mi sembra un buon modo di procedere.

          Ma questo non è quanto sembra suggerire l’articolo, in particolare quando propone a modello ricerche “dal basso” che di scientifico non hanno nulla.

          Perché? La metodologia può essere rigorosa se fatta da un centro di ricerca autonomo nella stessa maniera in cui può farlo un istituto prestigioso. E non è che la ricerca istituzionale e di eccellenza sia priva di scandali di gente che si inventa i dati. Anzi, sembra molto più profittevole prendersi il rischio di inventare roba quando la tua ricerca dipende dalla tua pubblicabilità, come succede il molti ambiti di ricerca.

          Ma l’attivista, sia esso femminista, razzista, comunista, capitalista etc… non è disposto a vedere la propria visione del mondo FALSIFICATA dal proprio esperimento e dunque progetta l’esperimento affinché confermi la propria visione, giustificandola agli occhi degli altri.

          Questa è un’affermazione falsificabile? Secondo me no, quindi secondo la tua logica dovrei ignorarla. A me sembra che nessun ricercatore, sopratutto quando i suoi finanziamenti dipendono dai risultati, sia molto contento di falsificare la sua tesi. Non vedo in che modo l’articolo si discosti da questo. La ricerca è fatta da umani con un sistema di feedback ampiamente incompatibile con quello della ricerca che si farebbe in un mondo ideale. Non c’è nessun incentivo nel fallire un esperimento ed è tutto lasciato alla responsabilità personale o alla peer review.

          Perché all’autrice non interessa la solidità dei dati raccolti durante le indagini che cita, solo il loro potenziale propagandistico per la sua causa.

          Questa continua ad essere un tuo pregiudizio che in nessun modo traspare dall’articolo.

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            Beh… anzitutto grazie della risposta ricca di spunti interessanti.

            non vedo perché tu ti senta libero di sminuire interi campi di ricerca solo perché non ti piacciono i risultati.

            Assolutamente: se si riesce a scremare la tara ideologi-sta (perdona il neologismo, ma usare “ideologia” per il femminismo contemporaneo mi sembra inappropriato) molte intuizioni femministe sono assolutamente interessanti.

            Non sono i risultati a non piacermi, ma il metodo.
            E non tanto perché aggressivamente politico (e polemico), ma perché (spesso) intellettualmente disonesto, pronto a travestire la propaganda da scienza (in questo caso, informatica, statistica o “data science”).

            Non vedo cosa ci sia sbagliato nel femminismo: è relativo al femminile, inteso come la pulsione alla collaborazione, all’empatia e alla risoluzione dei conflitti.

            ROTFL ! ! ! :-D

            Questa è la cosa più maschilista che io abbia letto da mooolto tempo!

            Anzitutto questa visione delle qualità materne “ideali” (nei sistemi patriarcali) come essenza del “femminile” è esattamente ciò da cui le donne (attenzione, le donne, non le femministe) hanno bisogno di affrancarsi.

            Poi è una affermazione senza alcuna attinenza con la realtà: le donne sanno essere terribili nel gestire i conflitti, sanno essere crudeli e spietate almeno come gli uomini. Né mi è ancora capitato di discutere con una femminista interessata a comprendere prospettive diverse dalla propria, capace di un dialogo volto ad una sintesi, altro cge empatia e collaborazione.

            fisica teorica… falsificazione… scienza…

            Ciò che non è falsificabile non è scienza. Può essere Cultura, un insiene di credenze condivise funzionali al funzionamento di una comunità più o meno estesa, ma non sono scienza.

            Ne basta che una affermazione sua falsificabile per qualificarla come scienza: il metodo scientifico richiede molto di più.

            La fisica teorica introduce deduzioni matematiche sulla base delle ipotesi e dei modelli noti, ma non è esente dal confronto sperimentale con la realtà. Una teoria affascinante non viene accettata solo perché elegante. Né perché fa comodo a qualcuno. E possono passare decenni prima che si giunga ad un consenso nella comunità scientifica.

            La metodologia può essere rigorosa se fatta da un centro di ricerca autonomo nella stessa maniera in cui può farlo un istituto prestigioso.

            Assolutamente sì, non è questione di prestigio.
            Ma raccogliere le (lecite) lamentele delle donne che non riescono a trovare un medico disposto ad uccidere un essere umano è giornalismo, non statistica.

            Può persino essere ottimo giornalismo, ma al di là della mia opinione sull’aborto (una forma terribile di oppressione egemonica della donna che viene convinta ad assumersi la responsabilità dell’uccisione della propria stessa prole, privandola a basso costo del proprio diritto a riprodursi invece di tutelarlo con supporto economico e psicologico o con costosi orfanotrofi, da una società capitalista che la vuole dedita a consumo e produzione), la questione è metodologica: un sondaggio non è una analisi statistica. Venderlo come tale è mentire.

            Questa è un’affermazione falsificabile? Secondo me no, quindi secondo la tua logica dovrei ignorarla.

            Mai detto che solo la scienza merita considerazione.

            Ma proprio perché possiamo discutere di politica senza nasconderci dietro la scienza (assumendoci responsabilità politiche), dobbiamo farlo apertamente.

            nessun ricercatore, sopratutto quando i suoi finanziamenti dipendono dai risultati, sia molto contento di falsificare la sua tesi

            In un sistema oppressivo tutti gli oppressi temono la frusta del padrone. Ma comportandosi da schiavi rafforzano le proprie catene.

            Questa continua ad essere un tuo pregiudizio che in nessun modo traspare dall’articolo.

            Non un pre-giudizio, ma un giudizio metodologico sul testo e su alcuni esempi proposti dall’autrice.

            Quanto alla mia opinione degli -ismi vari (in cui gran parte del femminismo contemporaneo rientra) non si tratta di pre- giudizi: ho avuto molti e lunghi confronti, pubblici e privati, con gruppi di attivisti di varia estrazione. Raramente sono interessati a soluzioni che potrebbero funzionare.

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              Anzitutto questa visione delle qualità materne “ideali” (nei sistemi patriarcali) come essenza del “femminile” è esattamente ciò da cui le donne (attenzione, le donne, non le femministe) hanno bisogno di affrancarsi.

              Il femminile non è esclusiva delle donne. Esiste negli uomini come nelle donne e nessuno dice che debba essere dominante né in un’individuo né in una collettività. La società patriarcale impone ruoli di genere che impongono alle donne di essere femminili e agli uomini di essere maschili ed è qualcosa che si deve necessariamente combattere per arrivare all’autodeterminazione.

              Ciò che non è falsificabile non è scienza. Può essere Cultura, un insiene di credenze condivise funzionali al funzionamento di una comunità più o meno estesa, ma non sono scienza.

              Opinione tua. Molti fisici sarebbero in disaccordo, così come qualunque antropologo, epidemiologo, sociologo etc etc…

              Una teoria affascinante non viene accettata solo perché elegante.

              Diglielo agli stringhisti. Che non è una difesa degli stringhisti, ma solo gli oltranzisti della falsificabilità mettono in dubbio che questa sia scienza. La teoria può essere anche falsificata ad una certa o crollare di fronte ad evidenze contrarie, ma pur erronea, è scienza e la formulazione della teoria è parte del processo scientifico. Lo stesso Popper aveva delineato gli enormi limiti del principio di falsificabilità, però per qualche motivo ha attecchito e se l’epistemologia ha progredito, interi settori della scienza sono fermi a 70 anni fa.

              Ma raccogliere le (lecite) lamentele delle donne che non riescono a trovare un medico disposto ad uccidere un essere umano è giornalismo, non statistica.

              Può persino essere ottimo giornalismo, ma al di là della mia opinione sull’aborto (una forma terribile di oppressione egemonica della donna che viene convinta ad assumersi la responsabilità dell’uccisione della propria stessa prole, privandola a basso costo del proprio diritto a riprodursi invece di tutelarlo con supporto economico e psicologico o con costosi orfanotrofi, da una società capitalista che la vuole dedita a consumo e produzione), la questione è metodologica: un sondaggio non è una analisi statistica. Venderlo come tale è mentire.

              Infatti questa è una proposta metodologica che vogliono inserire per ampliare le potenzialità dell’analisi dati. Che comunque il formato del sondaggio è quello che popola la maggior parte dei database su una marea di questioni e c’è enorme letteratura su come rendere un sondaggio più neutro possibile.

              E in ogni caso, quando i dati riguardano le esperienze degli esseri umani, spesso non ci sono molte alternative se non chiedere.

              Quanto alla mia opinione degli -ismi vari (in cui gran parte del femminismo contemporaneo rientra) non si tratta di pre- giudizi: ho avuto molti e lunghi confronti, pubblici e privati, con gruppi di attivisti di varia estrazione. Raramente sono interessati a soluzioni che potrebbero funzionare.

              Non la voglio buttare sul personale, quindi la chiudo qui.