1. 9

Buongiorno a tutti e grazie a @chobeat dell’invito a questo AMA, di cui non credo essere all’altezza.

Sono infatti uno studente di sociologia molto gasato dal potenziale della tecnologia, che si è letto mille libri, fatto mille viaggi (purtroppo solo mentali) e mille chiamate a gente decisamente più competente o conoscente di me per mettere su questa rete internazionale chiamata Connettivo.

Non posso quindi definirmi professionalmente. Qualche tempo fa avrei detto malato di theory, ma ultimamente mi sono proprio stancato dei libri e degli intellettuali. Ho scoperto la bellezza e l’importanza della pratica (non vuol dire che la teoria non serva, anzi) ed è per questo che sono così contento di interagire con voi oggi.

Senza tanti fronzolo quindi (che potete invece leggere qui http://bit.ly/2niWQxb) questa rete di ricerca e sperimentazione sulle tecnologie è accomunata dal credere che le applicazioni tecnologiche incarnino valori, che possano escludere o includere, danneggiare o beneficiare l’umanità. Dal ritenere folle e inefficiente l’attuale sistema tecnico-economico. Dal volerne uno nuovo, diverso, in cui i big data e i super algoritmi amplifichino la meraviglia dell’essere umani, dello stare insieme, della conoscenza invece di ottimizzare guerre, discriminazioni o lo stupro della nostra attenzione collettiva sui social.

Il nostro è un approccio molto “ingegneristico”: stanno emergendo nuove pratiche da connettere, scalare, ottimizzare, rendere sostenibili- e per amor di sintesi vorremo che riguardassero questi driver di sviluppo oltre a una nuova infrastrutturazione della circolazione del valore (monete programmabili, blockchain, token):

ACCESSO - AUTOMAZIONE - FEEDBACK DIGITALI - LOCALIZZAZIONE - OPEN SOURCE

pic

Nel concreto, mettiamo in contatto tra di loro molte reti (che trovate nel nostro archivio vivo, vedi dopo)ad esempio:

  • Dyne.org collettivo internazionale di hacker per il sociale con un focus sulle applicazioni blockchain e smart contract
  • Orgia, una rete di centri di produzione culturale indipendenti www.orgia.date grazie alla quale sperimentare pratiche innovative diffuse (infrastrutture software, digital commons, monete comuni).
  • Le amministrazioni comunali giovani e amiche, ad esempio quella di Padova
  • La Coalizione internazionale delle Città per i Diritti Digitali https://citiesfordigitalrights.org/
  • I nuovi centri culturali (cosa sono? http://bit.ly/32z8fs2)
  • Tutte quelle reti che creano pool accessibili di conoscenza, dai dataset ai codici

Il primo progetto sta per partire e rigaurda lo sviluppo di un sistema di scambio comune tra i centri della rete Orgia sopra citata, ne parleremo presto. Come presto apriremo una piattaforma su mattermost per organizzare le nostre branche di ricerca.

La rete è aperta per chiunque voglia contribuire, e potete scriverci su: theconnective@protonmail.com

E ora, chiedetemi pure qualunque cosa!

Potete anche commentare raccontandomi quello che fate e chiedendomi in che modo potremmo collaborare, o se sono in contatto con reti di vostro interesse.

  1.  

  2. 4

    Ciao Giulio, grazie dell’AMA.

    Una domanda tra le tante che potrei farti: molti di questi spazi ed eventi sono evoluzioni e importazioni di realtà culturali entrate nel mondo tecnologico piuttosto che il contrario. Ereditano quindi pratiche, estetiche e linguaggi alieni a quelli di molti tecnici, col risultato di coinvolgere principalmente persone già presenti in quell’ambiente (i.e. hacker). Una delle grosse “mancanze” che trovo a livello sistemico è come spesso i risultati e le produzioni di questi eventi e di queste realtà siano ardue da fruire gratuitamente attraverso l’internet. Il mondo reale rimane la dimensione principale in cui si muovono questi agenti culturali. Sebbene ci possano essere numerose argomentazioni a favore del mantenere ancora lo spazio fisico come dimensione di interazione, ho sempre trovato la pratica di mantenerla come dimensione privilegiata molto limitante rispetto alla circolazione delle informazioni e all’impatto, che sembra eccessivamente focalizzato a vincere il consenso dei propri pari nell’ambiente piuttosto che creare pratiche che circolino disconnesse dagli umani che le hanno concettualizzate, come succede di norma nell’IT. Quali sono secondo te le radici di questa cosa? La vedi come un problema? è un problema che qualcuno all’interno dell’ambiente si pone o è solo la mia prospettiva di tecnico?

    1. 3

      Ottima domanda. Premetto che molte risposte saranno del tipo “un colpo al cerchio e uno alla botte”, ma è inevitabile data la natura del progetto che punta proprio a mettere insieme parti diverse (e che quindi dice “rosso, dovresti essere un po’ meno rosso e capire il blu, e viceversa)

      In questo caso, hai evidenziato una mancanza che sento molto e che ho riscontrato da alcuni (non me la sento di dire molti, purtroppo). Sono d’accordo con te, mi piacerebbe che questi agenti socio-culturali innovativi ragionassero così: “tutto quello che faccio deve essere improntato allo sviluppo di pratiche efficaci, riproducibili e customizzabili altrove; la mia prima preoccupazione è quella di attingere e contribuire a pool di conoscenza accessibili e dinamici; la dimensione locale e l’interazione face to face sono fondamentali per la mia comunità ed è a lei che dedico gran parte delle mie energie, ma senza collegamento con la pluralità immensa di comunità làffuori il mio agire non ha senso. Ho una mia cultura ed estetica ma nel comunicare con l’esterno ne tengo conto”

      Purtroppo, per una serie di dinamiche sociologiche (status e come dici tu il consenso dei propri pari, tendenze tribali, mancanza di competenze digitali o cognizione dell’importanza della rete e del fare rete, difficoltà nell’affrontare la complessità e l’eterogeneità di linguaggi e logiche esistenti, passione e feticismo dell’essere piccoli e incompresi…. etc etc) questo non viene fatto o fatto al meglio.

      E ora la botte: i tecnici non si rendono conto di quanto il loro mestiere (tendenzialmente, qualunque questo sia) sia incomprensibile ai più, e soffrono di una serie di dinamiche sociologiche ugualmente impattanti. Inoltre, credo che per la maggioranza delle persone e per l’implementazione di pratiche innovative sul piano tecnologico, la dimensione dell’interazione reale faccia a faccia e degli eventi locali sia VITALE. Non importante, vitale. Devono esserci entrambe le cose secondo noi, questa e il modo di ragionare indicato prima.

    2. 4

      Ciao Giulio, ovviamente in bocca al lupo! 2 domande veloci ma molto difficili:

      • Io non sono in Italia da molti anni, ma ricordo che c’erano e ci sono delle realta’ legate ad ambiti simili a quelli in cui volete operare, e anche con obiettivi simili (eg. rete hackit/hackmeeting). Cosa vi sentite di avere in piu’ di loro, if anything?
      • A volte penso che alcuni temi socio-tecnologici per un paese come l’Italia siano semplicemente “troppo avanti”: esempio, il movimento “platform co-op” e’ interessante per paesi/citta’ con molte aziende IT in sviluppo a cui si vuole proporre un modello di gestione alternativa, ma in Italia, che non ha neppure le aziende “non coop” sviluppate di successo, ha senso? Che ne pensi?
      1. 3

        Ciao! Grazie mille. Allora

        1. Non voglio fare nomi o criticare, ma il progetto è nato proprio per superare i limiti (limiti secondo noi, poi ognuno segue il progetto che gli piace di più) delle formazioni di questo tipo esistenti. Pensiamo di essere diversi o di risolvere certi problemi di impostazione secondo queste linee: -Comunicazione online e iniziative offline comprensibili per tutti. Per quanto ci provi e per quanto possa avere senso che sia così, Hackmeeting (cito un esempio che hai citato tu) è per gli smanettoni/hacker -Cognizione della necessità di essere multidisciplinari: non c’è una professione o ambito che privilegiamo. -Un’analisi del contesto socio-politico ampia e approfondita, che ha impostato poi i fuochi di interesse e le pratiche di azione (http://bit.ly/2niWQxb) -Nè tecno-fobici, nè tecno-ottimisti. Ma soprattutto, cerchiamo di far passare il messaggio che serve sia la tecnica che l’azione sociale-politica! Nell’ambito dei movimenti socio-politici, vogliamo dargli gli strumenti tecnici giusti e diffondere le pratiche migliori. -Collegamento con reti non strettamente tech, nel tentativo di fare le cose insieme -Consapevolezza del livello generale di competenza e poco interesse per le soluzioni casalinghe: sarebbe bello se tutti si facessero i server e i computer in garage, ma solo lo 0.1% della popolazione ha tempo e comptenze per farlo; noi preferiamo puntare all’empowerment delle comunità e all’azione istituzionale/collettiva.

        2. Hai senz’altro ragione. Ma essendo quella e la nostra una rete globale, noi vogliamo contribuire il possibile a quello che ci sembra un trend giusto con molto potenziale, anche se il tessuto tecnologico-economico qui è in questo senso poco sviluppato o adeguato. Siamo ancorati in Italia perchè in maggior parte italiani, chi lo sa quanto e dove ci espanderemo! E in ogni caso, in quest’ambito (creazione di pool di conoscenza e dati/codici aperti) anche pochi attori possono contribuire molto, tanto più in un paese non piccolo e storicamente molto innovativo come il Bel Paese (checchè ne dicano, siamo degli innovatori pazzeschi e la storia lo sa)

      2. 3

        Grazie dell’AMA, Premetto che non avevo mai sentito parlare di connettivo:

        1 - Quello della promozione e ricerca sulle monete elettroniche (blockchain… Etc) è il vostro obbiettivo fondante o il vostro obbiettivo attuale?

        2- Pensi ci potrà mai essere una transazione completa verso le monete digitali? Gli stati nazionali accetteranno di perdere potere ed influenza in questo settore?

        1. 3

          Ciao Pizzo!

          1. Non è il nostro obiettivo fondante, da qualche settimana vorremmo fosse uno dei focus di ricerca principali sul lato progetti; ma la contestualizzazione con gli altri ambiti della tecnologia politica e della politica tecnologica rimane essenziale, pertanto non sarà l’unico focus.

          2. Domandina immensa. Una transizione completa potrebbe accadere perché ci sono interessi (tipo le big tech, che stanno aggredendo l’ambito finanziario come vediamo con Libra) a cui non dispiacerebbe affatto che fosse tutto digitalizzato.

          Poi va fatta chiarezza: un conto è mantenere il corrente sistema finanziario e digitalizzare tutto. Un altro è trasformare le istituzioni economico-monetarie via applicazioni blockchain (tipo, delle “banche” completamente diverse da oggi).

          La cosa importante da tenere a mente per i prossimi dieci anni credo sia questa: coesisteranno molti regimi diversi di valore nella stessa economia globale. Avremo stati nel sistema bancario tradizionale con qualche cambiamento tecnico. Sistemi decentralizzati e borderless tipo Bitcoin, con annessi competitor e in conflitto con le banche mainstream. Stati dittatoriali con crypto di stato. Isolette con sistema proprio. Insomma un caos monetario.

          Gli stati sono in crisi, ma lo si dice da sempre e stiamo attenti. Io li considero attori ancora molto rilevante nonostante la perdita di potere economico e monetario. Ma ancora per un bel po’ avranno un ruolo significativo, specie nella transizione epocale verso il fantomatico “prossimo sistema” post collasso ecologico e post democrazia liberale. Dovranno sempre di più interagire con i soggetti economici trans-nazionale per negoziare/riprendersi il potere. Ma ricordo ancora che ci aspetta il caos e che coesisteranno regimi socio-politici molto differenti.

          In tutto ciò come Connettivo non abbiamo ancora un’idea chiara di quale strada preferiamo per il futuro della moneta (a parte quella democratica ovviamente) e la prima fase di ricerca servirà a questo: orientarsi.

        2. 3

          Ciao Giulio, ti ho avuto (e ho ancora credo) per anni come amico su facebook e mi sono sempre chiesto: ma questo chi è? Perché ho la sua amicizia?

          Sopratutto dopo il referendum delle trivelle mi sembra stato ritirato fuori un certo modo di pensare che è più o meno il seguente: la popolazione non è in grado di decidere su temi troppo “tecnici” e non dovrebbe farlo. Cosa ne pensi? Hai qualche riflessione? Forse è una riflessione che non ti interesserà molto in quanto molto orientata a tematiche presenti e a un modello di democrazia che tu credi non ci sarà più.

          Ne sito scrivete: “L’innovazione è alieni dal basso”, davvero? Oppure è una “suggestione romantica”? Sarebbe bello approfondire questo concetto. Forse l’avete fatto da qualche parte e non me ne sono accorto. Non è una critica: essere stringati ed esaurienti è difficile.

          1. 2

            Ciao Giulio, grazie dell’AMA.

            Ho letto qualcosa del Connettivo postato qui su Gambe.ro da @chobeat.

            Condivido alcune intuizioni di fondo e (credo) alcuni dei valori di riferimento, ma ad una prima e superficiale occhiata mi sembra piuttosto ingenuo nell’approccio al collasso della civiltà che prevede come inevitabile.

            Quanto ho letto qui, Connettivo come tentativo di connessione e dialogo fra realtà diverse, mi sembra molto più interessante e creativo di un approccio basato sulla blockchain (ovvero un hack interessante divenuto uno schema Ponzi tecnologico).

            Ad esempio, giusto per riagganciarmi alla domanda di @pizzo, è per esempio molto divertente l’idea che a valle di un collasso ecologico / energetico una criptovaluta basata su PoW possa sopravvivere. Avremo usi migliori della poca energia disponibile, ma non potremmo affidarci ad un sistema violabile da chiunque disponga, anche per un limitato periodo di tempo, di maggiore energia.

            Ho trovato molto interessante il vostro Archivio Vivo.

            Peccato che sia su Google Drive. E che il link sia via bit.ly. E che siate più attivi su Facebook. E che usiate wordpress.com.

            Spero dunque di essere ancora in tempo per alcune domande:

            • avete completamente rinunciato all’idea che il mondo si possa salvare dal collasso?
            • ritenete importate una prassi coerente con la teoria?
            • siete consapevoli che, caricando e condividendo contenuti su questi sistemi di sorveglianza, gli permettete di raccogliere informazioni sensibili sulle persone che si avvicinano alla vostra realtà?
            1. 3

              Ciao Shamar, finalmente qualche critica e ti ringrazio.

              Dunque, provo a essere sintetico perchè hai espresso molti punti:

              -Non si parla di un collasso della civiltà, ma di un periodo di danni sociali ed ecologici enormi, cito “milioni di profughi e morti climatici, drammatici cambiamenti nella disponibilità di risorse e la destabilizzazione sociale più grande che l’umanità abbia mai visto su una simile scala”. Niente è inevitabile, ma credo che una stagione del genere lo sia, è già realtà. E i nostri sistemi industriali/energetici sono ancora terribili, il cambiamento su vasta scala ha il suo tempo e governi/multinazionali non mi pare stiano agendo nel più celere dei modi. Non è che muoriamo tutti tra due anni o che; semplicemente il vero cambiamento sistemico può accadere solo a crisi esplosa, come succede sempre nella storia (può accadere, non è detto).

              Il fatto che prendiamo pre inevitabile il collasso significa che stiamo pensando già al come ri-organizzarlo dopo (mentre, ovviamente, partecipiamo agli sforzi ambientalisti come Fridays e XR e puntiamo a minimizzarne i danni) non che abbiamo gettato la spugna!

              -Anche quello c’è scritto nell’articolo: se le applicazioni della blockchain -che non è “un hack interessante” quanto secondo noi un’innovazione strutturale rilevantissima- oggi “fanno schifo” o “sono solo schemi ponzi” non è detto che non possano esserci sviluppi più positivi e utili. Ci sono molte alternative alla PoW, ad esempio l’ecosistema ethereum sta passando alla PoS che è molto meno energivora, poi ci sono le social proof of work, la Proof of Space… Insomma, non credo la questione sia condannabile o semplificabile come la metti tu.

              -Non avendo molte risorse, ci siamo affidati a strumenti corporate come drive, bit.ly, Facebook e Wordpress, è vero. Stiamo cercando piano piano di passare agli equivalenti open source (tipo protonmail come vedi, o mattermost invece di slack, o i social alternativi invece di Facebook, o un sito nostro quando avremo le risorse per gestirlo) per essere coerenti come dici tu nella pratica. Per quanto riguarda l’appropriazione dei dati, ci abbiamo pensato, il problema però è che al momento È IMPOSSIBILE evitare che qualcuno o qualcosa possa impossessarsi dei dati su chi sei o cosa fai. Si può certo arginare la cosa, e come detto lo faremo. Ma non lo vediamo come cruciale ora come ora.

              Grazie dell’attenzione!

              1. 2

                Sono critiche solo a metà: come ho detto trovo molti punti di contatto fra le nostre visioni e sulle intuizioni e sui valori di fondo. Particolarmente interessante trovo appunto quanto hai scritto qui su Gambe.ro (e su cui ahimè ho lasciato implicita la domanda: perché non investire più su questa rete di relazioni / comunicazioni / connessioni / scambi / contaminazioni che su aspetti tecnologici?).

                se le applicazioni della blockchain -che non è “un hack interessante”

                Non lo è più infatti. Lo era nel 2008 con la nascita di BitCoin. Oggi è solo uno schema Ponzi.

                l’ecosistema ethereum sta passando alla PoS che è molto meno energivora

                Ma non è più credibile.
                Primo perché comunque, alla base della PoS c’è comunque un PoW “periodico”.
                E poi la PoS assume che ci si possa in varia misura fidare degli stake holder.

                Insomma, non credo la questione sia condannabile o semplificabile come la metti tu.

                Temo invece di sì.

                Scommettiamo un caffé (che di più la blockchain non vale) che la bolla scoppia entro il 2020?
                Se accetti, ci vediamo a gennaio 2021. :-)

                Stiamo cercando piano piano di passare agli equivalenti open source

                Non ti preoccupare, l’importante è essere consapevoli dei problemi e lavorare per risolverli.
                Negarli o razionalizzarli invece è sbagliato.

                Per esempio, quando scrivi

                al momento È IMPOSSIBILE evitare che qualcuno o qualcosa possa impossessarsi dei dati su chi sei o cosa fai

                evidenzi un profondo condizionamento da parte delle piattaforme di sorveglianza.

                Appari così vittima di una egemonia culturale che può azzerare la tua efficacia operativa, orientando le tue energie verso obiettivi inefficaci o controproducenti (come la blockchain).

                Di nuovo, non prendere la mia come una critica personale: non sei affatto l’unico a subire questo profondo condizionamento ed hai almeno la lucidità di provare, comunque, a transitare verso una soluzione più coerente con i tuoi fini.

                Personalmente preferisco lavorare per mettere tutti in condizione non di costruire un computer in garage, ma di poterlo programmare e poterne debuggare il software, perché distribuire e diffondere la conoscenza mi sembra l’unico modo per evitare (o quanto meno contenere) gli scenari che descrivi (e che non sono questione di un paio d’anni, ma potrebbero essere a qualche decennio da qui).

                1. 1

                  Il fatto che prendiamo pre inevitabile il collasso significa che stiamo pensando già al come ri-organizzarlo dopo (mentre, ovviamente, partecipiamo agli sforzi ambientalisti come Fridays e XR e puntiamo a minimizzarne i danni) non che abbiamo gettato la spugna!

                  Sinceramente questa cosa non è super chiara nel sito e mi sembra importante.

                  1. 4

                    Ciao! Hai ragione, ma come detto nell’articolo non approfondiamo le questioni lì. Grazie per l’occasione di farlo!

                    Allora: una parte consistente di mondo si sta mobilitando per invertire la rotta del cambiamento climatico e riconvertire l’economia. Il nostro punto è che, per quanto questi sforzi vadano fatti, l’ecosistema è a uno stato di compromissione già troppo avanzato, soprattutto se consideriamo che la grossissima tipo il 90%) parte delle nostre fonti di approvvigionamento energetico è ancora non rinnovabile.

                    Se poi consideri i gruppi di potere consolidato tipo le multinazionali dell’industria, dell’allevamento (o anche della finanza, inquina tantissimo con tutti i computer che utilizza, ma proprio tanto) che non vogliono una riconversione perchè per loro sarebbe cambiare radicalmente business, e che tassare i ricchi per avere risorse per la riconversione è difficilissimo, insomma crediamo che non ci sia tempo per evitare che ne so, che si sciolgano i ghiacciai ad esempio. Quello manderà a puttane tutto l’equilibrio ecosistemico, e avremo scoinvolgimenti climatici E ecologici (su questo batte molto xr) rilevantissimi. Quello è il collasso che intendiamo.

                    Detto ciò, le forze che vogliono “salvare il pianeta” oggi e quelle che ritengono il collasso inevitabile sono amiche, quindi sosteniamo fridays e xr e chiunque pretenda cambiamenti radicali di sistema oggi e subito (perchè, prima si fanno le cose, meno danni dopo). Ma in ogni caso una volta fottuto l’equilibrio ecosistemico serviranno infrastrutture sociali, economiche, produttive, tecnologiche completamente diverse e noi stiamo pensando a quello MENTRE ci fa piacere che si rompano i coglioni ai governi e alle multinazionali.

                    Se non mi sono spiegato dimmi pure, ci riprovo!