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    Il guaio di tutto questo è che per garantirci il “get the job done” siamo disposti a compromessi. Come l’avere un cellulare Android/iOS, un PC di lavoro Windows, antifurto/telecamere/lampadine/frigo/assistente vocale sul cloud, un’auto elettrica che manda continuamente la telemetria al produttore che all’improvviso decide che la feature gratis dev’essere a pagamento…

    In altre parole, la crisi del FOSS inizia da lontano, cioè dall’uso pervasivo di internet come mezzo per spiarti e per imbottirti di pubblicità.

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      Anche a me il FOSS sembra rispondere a esigente di un’epoca precedente al surveillance capitalism.

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        Io penso da tempo che il FOSS non esista e sia un termine ideato dal open source per appropiarsi dell’immagine dei valori hacker, marginalizzandoli al contempo.

        Però l’unica assenza dalle 4 libertà del FS in epoca di sorveglianza di massa sia il diritto di self-hosting.

      2. 1

        Io direi che l’accettazione succube e silenziosa di qualsiasi cosa prometta di aumentare la nostra produttività, liberando il nostro tempo da incombenze che lo sottraggono al lavoro, risalga agli anni 60 e sia stata importata con il Piano Marshal.

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        Prospettiva interessante, grazie @chobeat.

        Il cinismo non è saggezza e credo francamente che l’autrice abbia frainteso (come Stallman) il software libero.

        Tuttavia condivido le conclusioni.
        Il problema è il capitalismo e le licenze software non possono convertire chi ne trae vantaggio.

        La storia però ha dimostrato che possono aggregare movinenti politici. E in Politica si perde davvero solo quando ci si lascia convincere di aver perso e si smette di combattere.