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    Questa storia mi ha sempre affascinato. Chissà cosa sarebbe stata l’Italia e forse l’Europa con Olivetti e Mario Tchou vivi e pensanti per tutti gli anni ’60 e ’70.

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      Chissà cosa sarebbe stata l’Italia…

      Ciò che potrebbe diventare anche oggi.

      Nella vita, l’unico modo certo di fallire è rinunciare.

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        Ciò che potrebbe diventare anche oggi.

        In un mondo globalizzato, globalista e dannatamente più veloce? Con il capitalismo della sorveglianza? Con la politica morta e definitivamente rimpiazzata dal marketing?

        Si parla di altri tempi, altri mondi e altre persone. Quello che potrebbe diventare oggi è qualcosa di sicuramente diverso.

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          In un mondo globalizzato, globalista e dannatamente più veloce? Con il capitalismo della sorveglianza? Con la politica morta e definitivamente rimpiazzata dal marketing?

          No: in un mondo che non è ciò che appare. ;-)

          Hai mai considerato l’ipotesi che questa rassegnata sottomissione potrebbe non essere farina del tuo sacco?

          Quello che potrebbe diventare oggi è qualcosa di sicuramente diverso.

          Beh… naturalmente non intendevo che avremmo ripreso tutti a viaggiare su due cavalli.

          Intendevo semplicemente che ciò che vediamo intorno a noi sono i primi, confusi, vagiti dell’informatica.
          Tutto può ancora cambiare.

          A meno che… ;-)

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            Non è assolutamente rassegnata sottomissione la mia, non sto dicendo che non ci sia via di scampo. Sto dicendo che l’informatica in quanto tale non basta più, se mai è bastata, a migliorare la vita delle persone. Se Adriano Olivetti nascesse oggi, il suo esperimento di imprenditoria non capitalista sarebbe stroncato sul nascere dalla concorrenza spietata del mondo globalizzato, e questo è un problema di politica e di società, non di tecnologia.

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              Perché, negli anni 60 tale progetto non fu stroncato?

              l’informatica in quanto tale non basta più

              Assumi che l’informatica abbia già mostrato il proprio pontenziale.
              Io invece sostengo che siamo ai geroglifici.

              è un problema di politica e di società, non di tecnologia.

              L’innovazione tecnologica favorisce o mortifica le evoluzioni socio-politiche modificandone drasticamente le rispettive probabilità. Non è un caso che la ricerca tecnologica sia stata spesso strettamente legata al potere e alla guerra.

              Dalla scrittura, alla vela, al mulino, alle fogne, alle strade, alla stampa, alla ghigliottina, alla crittografia etc… ogni innovazione tecnologica ha abilitato e favorito cambiamenti storici, solitamente incrementando la complessità politica-sociale delle comunità in cui operavano.

              I “social network” (centralizzati o meno) sono solo un nuovo passo in questa direzione.
              Servono per aumentare ulteriormente la complessità organizzativa dell’umanità, coordinando le azioni individuali a nostra insaputa. Come in passato, questo significa necessariamente ridurre la libertà individuale. Si punta a controllare l’input degli esseri umani per controllarne l’output (in comportamento).

              Dunque se è un problema politico allora è necessaria una innovazione tecnologia per superarlo.
              (NOTA: superarlo, non necessariamente risolverlo)

              Per fortuna l’innovazione tecnologica non è ancora completamente prevedibile.
              Per cui, se la tua non è rassegnata sottomissione, ti consiglio di iniziare a pensare alla tecnologia per ciò che è: la più efficace forza politica ad agire nella storia. Gli altri già lo fanno. ;-)