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Il thread è cominciato a Marzo: https://gcc.gnu.org/pipermail/gcc/2021-March/235246.html

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    @chobeat puoi spiegarmi in che senso quanto ho scritto sia “fuori tema”?

    Non è nemmeno una difesa di Stallman che possa urtare la delicata sensibilità della cancel culture!

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      È un drammino internettiano tra boomer che non porta nessun beneficio alla società, anzi riabilita un vecchio bavoso assolutamente non adatto a rappresentare pubblicamente la FSF.

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        @karjudev, anche se non sai nulla di storia e non ti interessa ripeterla come farsa, forse ti farebbe bene leggere l’analisi geopolitica a quell’indirizzo. Soprattutto prima di indicarla come “fuori tema”.

        Verificane le fonti. Se qualcosa non ti è chiaro, sentiti libero di chiedere.

        D’altronde è tipico delle vittime dell’egemonia culturale statunitense: concentrarsi sui limiti di un “vecchio bavoso” che ti sta troppo antipatico (alla luce delle informazioni che ti sono state fornite, non dei fatti), per allontanarti da idee e da valori scomodi.

        Buona fortuna, con i tuoi amici della DoD USA! ;-)

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          L’egemonia culturale statunitense permea internet fino dalle sue origini, e di conseguenza il sistema di valori americano è lo standard in questi drama da tastiera. Tirare in ballo il DoD mi sembra tirare per le orecchie una faccenda che è figlia del suo tempo, che non ha portato a nessuna conseguenza nel mondo reale (quella cosa che c’è quando premi :wq per capirci) e di cui nessuno fuori dalla bolla del free software ha parlato per più dei 2 secondi necessari a dire “Ah!”

          Riguardo alle idee e ai valori di RMS, più che di scomodo parlerei di superato. Il mondo del software libero merita un passo in avanti rispetto agli eterni anni ’90 in cui vive.

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            Ti consiglio due letture:

            1. Reflection on Trusting Trust di Ken Thompson (trovi il pdf linkato in quel thread GCC, perché GCC è un compilatore, ed in questi momento la Steering Committee è in mano ad aziende fortemente legate OGGI al Pentagono da contratti milionari).

            2. Questa interessante analisi https://qoto.org/@Vectorfield/106028146945688229

            A valle di queste 2 letture, mi piacerebbe capire cosa intendi per “passo in avanti”.

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              Io ti consiglio invece The Californian Ideology, di Richard Barbrook e Andy Cameron, che io ho scoperto leggendo questo articolo del nostro caro @chobeat, che contestualmente propone uno dei possibili passi in avanti rispetto allo stato attuale e al sistema di valori che domina il mondo free software.

              Non ho (ancora) letto il primo riferimento, ma ho letto con un certo interesse il secondo e devo dire dire che, nonostante l’evidente preparazione e le eloquenti argomentazioni di chi scrive, non mi trovo d’accordo neanche un po’: non esiste alcuno scontro di visioni che tentano di eliminare dal mondo quello che non si rifà ai propri canoni, non esiste nessuna setta di illuminati che un giorno si è messa d’accordo per instaurare la tanto vituperata cancel culture e tutti quelli che dalla propria bolla . Esiste la libertà di esprimersi in una certa maniera, ed esiste la libertà di rispondere che quella maniera non è il massimo della serietà, ecco. Poi esiste il fatto che grazie ai social tutti possono rispondere e prendere le parti dell’uno o dell’altro, e io non ci vedo niente di sbagliato.

              Ah, e mi dispiace informarti che RMS non ha mai dato, politicamente parlando, fastidio a nessuno: al di fuori della sua bolla è universalmente considerato solo un innocuo fricchettone. E le aziende hanno colonizzato GCC perché viviamo in un’economia di mercato, cosa che la FSF non ha mai criticato: ha cercato semplicemente di uscirci, risultando in un paradiso eremitico.

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                non esiste alcuno scontro di visioni che tentano di eliminare dal mondo quello che non si rifà ai propri canoni

                Guarda, io non prendo mai per oro colato quanto leggo su un social network (ed infatti spero di riuscire a confrontarmi con un paio di amici filosofi e filosofe sul secondo riferimento), ma devo dire che quanto descritto nel secondo riferimento suona molto simile a quanto mi propose, tempo fa, proprio @chobeat.

                Se ne ricorderà certamente, in una lunga discussione via Telegram (poco dopo il mio ban dal canale di @EticaDigitale) sull’importanza dell’onestà intellettuale, della verifica dei fatti e della razionalità all’interno di un dialogo volto alla sintesi.

                Ricordo con chiarezza (perché mi lasciò piuttosto sgomento all’epoca) come @chobeat obiettasse che la razionalità è essa stessa una ideologia oppressiva che va combattuta. L’importante per lui è influenzare l’agenda politica delle masse, indipendentemente dalla corrispondenza alla realtà di una qualsiasi affermazione. All’epoca, non ricordo quale fosse il casus belli, @chobeat sosteneva che l’importante era portare l’attenzione collettiva sul tema, indipendentemente dai fatti. E se non ricordo male, fece esplicito riferimento al femminismo.

                Il linciaggio di RMS, basato su fake news (tanto che gli stessi proponenti hanno dovuto rettificare più volte la propria lettera per ridurre i rischi legali per i firmatari) è un esempio del metodo di cui parliamo: i fatti non contano.

                Ora, io sono il primo a proporre modelli problematizzanti, complessi, probabilistici, della realtà ma la mia epistemologia di riferimento assume che la corrispondenza alla realtà di un modello, la sua capacità descrittiva e predittiva, sia più importante della sua efficacia politica di breve periodo.

                Personalmente temo molto questa rinuncia alla razionalità.

                Il sonno della ragione genera mostri.

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                  Aggiungo, perché mi è venuto in mente dopo, ma era rilevante nel discorso che ebbi con @chobeat in quell’occasione, che per quanto ebbi modo di capire allora, la rinuncia alla razionalità ed a modelli complessi della realtà, più difficili da comunicare rispetto a slogan identitari, meme politici e fake news, costituiva sostanzialmente una risposta (disperata, IMHO) agli strumenti di persuasione di massa in mano ai potenti (basati sulle medesime dinamiche).

                  Il cuore del nostro disaccordo, all’epoca, era sulla razionalità di adottare (e dunque legittimare) le armi del nemico pur sapendo che questo ha maggiori risorse e maggiore potenza di fuoco nell’utilizzarle.

                  Come hacker, la realtà (per quanto complessa ed articolata) non mi spaventa e considero la comprensione della stessa come l’unico possibile antidoto a questi strumenti di manipolazione di massa.

                  Il problema è che però, per me, tutte le argomentazioni fallaci vanno scartate come tali, indipendentemente da chi le propone o da cosa spera di ottenere, cosa che invece questi movimenti identitari post-moderni rifiutano totalmente: solo loro possono svelare i problemi culturali altrui, ma nessuno è autorizzato ad analizzare criticamente i loro.