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    Mi sento in dovere di farvi una domanda. Ad oggi se si vuole che qualcuno utilizzi un software gli si deve migliorare l’interfaccia. In una azienda col volume di traffico di GitLab come si analizza il comportamento dell’utente senza registrare i suoi movimenti? Questo a prescindere che la telemetria sia opt-in, opt-out o qualsiasi altra soluzione.

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      Va premesso che il caso di GitLab è un po’ più complicato, visto che la telemetria sarebbe stata attivata anche sulle istanze self-hosted e i dati sarebbero poi stati condivisi con un “third-party product analytics service”. Non penso si possa dire “a prescindere da opt-in e opt-out”, visto che fa tutta la differenza del mondo. Più che una questione tecnica è una questione di fiducia. Anche un solo “per migliorare i nostri prodotti abbiamo bisogno dei dati di utilizzo. Vuoi mandarci i tuoi? si/no” sarebbe un bel passo avanti.

      Comunque ci sono tanti altri modi di ottenere informazioni di uso:

      • analizzando i soli log del server http (per le soluzioni hosted)
      • questionari su base volontaria
      • dogfooding

      Certo, non sono soluzioni scalabili come la telemetria su vasta scala, ma ogni tanto sarebbe salutare ricordarsi che i dati sono una cosa preziosa, e aspettarsi che i nostri utenti ce li regalino (e anche a loro insaputa) è una distorsione dei nostri giorni, troppo spesso considerata normalità.

      Detto questo, i dati non sono un sostituto dell’avere una teoria dell’uso che fanno gli utenti del software e dell’avere conoscenze di UX. Risolvere problemi e produrre migliorie si può fare anche senza i BigData

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        Grazie per la risposta, davvero utile anche se la mia domanda era strettamente tecnica. Anche secondo me l’opt-in dovrebbe essere reso obbligatorio per legge. Detto questo, volendo applicare una logica data driven al miglioramento della UX e supponendo di avere un prodotto usato dal grande pubblico:

        • I soli log del server, in un modo di microservice e richieste disaccoppiate dall’interfaccia, possono essere aggregati in modo efficace senza metterci uno sforzo immane?
        • I questionari non possono introdurre problemi di carattere psicologico e introdurre risultati falsati?
        • Il dogfooding non porta a far emergere le problematiche che non servono davvero agli utenti, quanto quelle che gli sviluppatori hanno più voglia di risolvere?
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          I soli log del server, in un modo di microservice e richieste disaccoppiate dall’interfaccia, possono essere aggregati in modo efficace senza metterci uno sforzo immane?

          Una risposta concreta dipende da molti fattori: cosa si vuole misurare? come è architettata l’applicazione? Cosa è possibile loggare?

          I questionari non possono introdurre problemi di carattere psicologico e introdurre risultati falsati?

          Sì, se sono fatti in modo “disonesto”, per farsi belli, e per confermare dei preconcetti [1]. Domande a risposta aperta (“cosa vi piace/non piace”) possono aiutare. Per analizzare risposte che ti criticano ci vuole onestà intellettuale e capacità di autocritica, che tanto se mancano quelle a qualunque tipo di dato, anche telemetrico, si può dare lo spin che si vuole. Come dice il detto: ci sono lies, damn lies and statistics.

          Il dogfooding non porta a far emergere le problematiche che non servono davvero agli utenti, quanto quelle che gli sviluppatori hanno più voglia di risolvere?

          Qui dipende un po’ dal pubblico: se sviluppi un prodotto per programmatori (tipo gitlab), e “costringi” i tuoi stessi sviluppatori ad utilizzarlo, l’istinto di ogni buon programmatore credo sia quello di eliminare ogni possibile “pain point” dai propri tool di sviluppo. Per le applicazioni più generaliste il discorso si complica, ma in molte situazioni B2B è applicabile.

          [1] mi vengono in mente l’infinità di siti per cui l’idea di assistenza e’ una pagina di faq con domande banali e inutili e l’impossibilità di fare nuove domande. 0% user interaction == 100% user satisfaction.

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      Sarebbe stato meglio se il manager che ha insistito per la telemetria venisse licenziato in tronco e magari anche querelato per aver danneggiato l’immagine dell’azienda (che -ricordiamolo- lucra sul fatto di essere alternativa a Microsoft™ Github®).

      E come al solito, a figuraccia fatta partono le automatiche scuse. “Oh, ci avete beccato con le mani nella marmellata, vabbè, non è niente, la prossima volta staremo più attenti quando si tratta di fare una furbata”. Quando sento parlare di “migliorare la user experience” la mano mi corre alla fondina.

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        …per ora.

        Io ho iniziato a usare (e pagare) sourcehut per repository privati/semi-privati.