1. 6
  1.  

  2. 4

    Che belli sti siti che si aprono subito, senza pubblicità e con i link in blu ♥

    1. 3

      Grazie!

      In realtà è un sito Web molto semplice… ;-)

      1. 3

        pensavo fosse un m********g website

    2. 2

      Interessante, scritto bene e (come già sottolineato) impaginato davvero bene, però trovo che sia troppo ottimistico.

      Since most people can’t program and debug, they cannot really read and modify Free Software. They can’t practice two of the four Freedoms. They must trust somebody else. And they have no way to know if the people they trust are actually trustworthy.

      Per quanto questo sia vero, bisogna riconoscere che si tratta di competenze che non sono alla portata di tutti. Imparare a programmare (assumendo che “programmare” sia un’unica capacità e che passare da un linguaggio/paradigma a un altro sia facile per tutti) e a debuggare richiede tempo e risorse che non tutti hanno o possono dedicare a un’attività per loro secondaria, per non parlare del fatto che se non ti eserciti perdi l’allenamento. Più realisticamente servirebbe una struttura culturale/sociale che permetta anche a chi non può sviluppare queste conoscenze di avere accesso agli strumenti senza doversi vendere l’anima (mi viene il paragone con la medicina: pur non avendo nessuna competenza in medicina posso rivolgermi a un medico per farmi curare senza che questo comprometta la mia libertà in alcun modo).

      1. 2

        Scusa per il delay, e grazie per i complimenti al testo ed al sito. :-)

        bisogna riconoscere che si tratta di competenze che non sono alla portata di tutti

        Temo che tu stia ampiamente sottovalutando l’arretratezza dell’informatica.

        Per quanto ci piaccia pensare il contrario, siamo ancora ai primordi.
        Pensare che, a meno di 100 anni dall’ideazione della macchina di Turing, si possa aver raggiunto la maturità di altre discipline con migliaia di anni di storia è estremamente ingenuo.

        L’informatica è ancora così primitiva che, come la scrittura al tempo dei geroglifici o degli ideogrammi, è diventata lo strumento di potere non militare per eccellenza del nostro tempo (e talvolta anche militare).

        Ma esattamente come la scrittura o la Matematica, l’Informatica è una disciplina generale.
        Una disciplina così vasta che, come spiego nell’articolo, può includere al proprio interno la Matematica stessa o la Filosofia (e non è un caso che Matematica e Filosofia fossero la stessa cosa ai tempi di Pitagora). La mia idea è che la Matematica, la Filosofia e l’Informatica abbiano tutte come oggetto di studio lo stesso fenomeno: la struttura della mente dell’homo sapiens sapiens.
        Attenzione: non del cervello (l’hardware) né della psiche (il suo funzionamento soggettivo e per lo più inconsapevole, potremmo paragonarlo a bios, firmware etc..), il fenomeno soggettivo e consapevole del pensiero, costituito da informazioni (idee comunicabili) che diventano Conoscenza individuale e successivamente Cultura collettiva (ovvero fenomeno oggettivo, culturale e politico).

        Se ti interessa l’aspetto filosofico, ne ho discusso brevemente con la Professoressa Maria Chiara Pievatolo (cui ancora devo una risposta per la quale ahimè non ho ancora saputo trovare il tempo che merita).


        Per noi informatici tuttavia dovrebbe essere facile vedere quanto primitiva sia la nostra disciplina.

        Se guardi con attenzione, un buon 70% della fatica che facciamo è dovuta a complessità accidentale ed un altro buon 25% è dovuta a decisioni prese frettolosamente per mitigare l’impatto di problemi che non esistono più (aka legacy).

        Dunque rendere l’informatica più semplice (attenzione: più semplice, non più facile) significa farla progredire.

        Perché quando sai spiegare una cosa ad un bambino, solo allora puoi dire di averla veramente compresa.

        L’informatica non è difficile, è alla portata di tutti. Siamo noi che la rendiamo complicata. Questo ci rende un’élite fondamentale di questo tempo.

        Ma io sono un Pirata democratico e voglio che la Conoscenza sia veicolo di Libertà, non strumento di Potere.

        1. 2

          Pensare che, a meno di 100 anni dall’ideazione della macchina di Turing, si possa aver raggiunto la maturità di altre discipline con migliaia di anni di storia è estremamente ingenuo.

          Su questo sono d’accordo, così come sull’importanza della semplificazione per far progredire l’informatica. Tuttavia il pensiero informatico/algoritmico non è una cosa che a noi umani venga particolarmente naturale, così come l’aspetto tecnico (che rimane necessario per capire fino in fondo l’argomento) richiede approfondimento e allenamento.

          Possiamo (e dovremmo) puntare a semplificarlo quanto più possibile, anche solo nel nostro interesse, e a insegnarlo, ma rimane un set di competenze che richiede parecchio tempo per essere acquisito a un livello significativo e un allenamento costante. A questo bisogna aggiungere che si tratta di un campo che rimarrà frammentato, per via della sua vastità (così come lo sono altri campi del sapere umano, come ad esempio la matematica, che ha specializzazioni diverse ognuna con il suo linguaggio).

          L’obiettivo di rendere l’informatica accessibile a tutti è nobile (e, da divulgatore, una cosa su vorrei poter spendere più tempo), ma dovremmo fare in modo che anche se non sei in grado di comprendere i sorgenti di un prodotto puoi usarlo senza mettere a rischio informazioni personali, libertà o soldi. Per questo portavo il caso della medicina: la maggior parte della popolazione non ha competenze mediche, eppure come società abbiamo un sistema relativamente sicuro che permette di avere accesso ai prodotti della medicina con rischi contenuti. Perché l’informatica dovrebbe essere diversa?

          1. 1

            Perché l’informatica dovrebbe essere diversa?

            Perché la medicina è una specialità: si applica in situazioni specifiche.

            L’informatica invece è generale: è possibile applicarla a qualsiasi problema, con o senza computer.
            In sostanza è ciò che la Matematica era per Pitagora. Con la differenza che il pensiero del programmatore agisce nella realtà attraverso l’hardware che ne esegue l’espressione.

            il pensiero informatico/algoritmico non è una cosa che a noi umani venga particolarmente naturale

            Al contrario. Tutti la mattina si vestono.
            Tutti comprendono cicli e condizioni.
            Tutti possono comprendere la differenza fra informazione e rappresentazione.
            Tutti possono comprendere la ricorsione se la si spiega nel modo adatto.
            Tutti possono comprendere cosa sia un errore. O un concetto come GIGO.
            Tutti possono comprendere cosa sia un protocollo.
            Tutti possono comprendere cosa fa un server DHCP o DNS.
            O cos’è un IP, come è fatto un pacchetto IP, come funziona il routing.
            O come funzione un One Time Pad e come funziona la crittografia sincrona.

            E lo dico con cognizione di causa, perché ho provato ad insegnare queste cose ad una classe di bambini di 10 anni in 4 lezione di 2 ore ciascuna. I bambini erano avvinti. E si è parlato di autonomia e automatismi, di robot, libertà e responsabilità, di identità e differenza, di dialogo fra pari (peer to peer), di servizio e potere… E non abbiamo toccato un computer. Tutto con carta, penna, dadi e spago.

            In realtà non c’è nulla di veramente difficile nel nostro mestiere.

            Componiamo concetti semplici che spesso sono direttamente connessi all’esperienza umana. Il problema è che poi complichiamo le cose. E una volta complicate, diventano legacy.

            Ti faccio un esempio: ho spiegato in classe come funziona un filesystem che associa un nome ad un indirizzo su un supporto e una bambina ha alzato la mano per chiedere “ma è come l’indice di un libro?”

            da divulgatore, una cosa su vorrei poter spendere più tempo

            Non ho idea di dove tu sia @frollo, ma se ti fa piacere, tengo un tavolo di lavoro a Milano sabato (non so ancora in che sessione), in cui vorrei condividere e rifinire questo progetto politico: https://forum.partito-pirata.it/t/il-partito-pirata-dal-2020/2661

            1. 3

              Perché la medicina è una specialità: si applica in situazioni specifiche.

              L’informatica invece è generale: è possibile applicarla a qualsiasi problema, con o senza computer.

              Però in entrambi i casi hai una scienza che non può (per forza di cose) essere conosciuta a tutta la popolazione, i cui risultati hanno impatto su tutta la popolazione. Abbiamo ancora problemi di alfabetizzazione e analfabetismo di ritorno, dopo un paio di secoli (a spanne) di scuole dell’obbligo e in un mondo in cui la comunicazione scritta è ovunque, arrivare a dare un’istruzione informatica a tutti è davvero un sogno.

              Il fatto che tutti possano comprendere un concetto base non vuol dire né che questo concetto rimanga (potremo parlare di analfabetismo informatico di ritorno?) né che possano comprendere l’altro elemento, altrettanto fondamentale, che è il pensiero (e il linguaggio) rigoroso e formale che serve non solo a usare quei concetti, ma anche a dare un senso a molti di essi. Per fare questi due step in più servono almeno esercizio e tempo (sono più scettico sulla predisposizione) e non possiamo aspettarci che tutti siano disposti a metterceli per qualcosa che poi non usano (né possiamo davvero obbligarli).

              In realtà non c’è nulla di veramente difficile nel nostro mestiere.

              Componiamo concetti semplici che spesso sono direttamente connessi all’esperienza umana. Il problema è che poi complichiamo le cose. E una volta complicate, diventano legacy.

              Il fatto che partiamo da concetti semplici (neanche sempre, ad essere onesti) non vuol dire che arriviamo a concetti semplici. Prendi un qualsiasi cifrario Feistel, sono una serie di operazioni banalissime, messe una in fila all’altra, ma il risultato è estremamente complesso e spesso salta fuori che ha proprietà che neanche chi l’ha realizzato si aspettava (o che non ne ha alcune che si aspettava).

              Non ho idea di dove tu sia @frollo, ma se ti fa piacere, tengo un tavolo di lavoro a Milano sabato

              Questo sabato?

              1. 1

                hai una scienza che non può essere conosciuta a tutta la popolazione…

                Si tratta di una disciplina del tutto analoga alla Matematica.

                Data la sua vastità, nessuno può conoscerla tutta nei dettagli.
                Ma nel momento in cui la stragrande maggioranza della popolazione conoscerà l’informatica (cosa assolutamente possibile, partendo dalle elementari), la conosceranno anche i Politici, i Magistrati etc.. e se gli serve analizzare dei dati, possono farlo da soli. E se qualcuno gli vende fuffa, sapranno riconoscerla.

                Ma d’altro canto, non esistono ancora i romanzieri?
                Una volta resa accessibile e comprensibile l’informatica (quel 5% che rimane se rimuovi legacy e complessità accidentale) sulla disciplina generale si edificheranno una serie di discipline specialistiche.

                Ma quello che esiste ora non è questo.
                E’ un caos ribollente, complicato e spesso guidato dall’irrazionalità del marketing.

                i cui risultati hanno impatto su tutta la popolazione.

                Sì ma la differenza fra le due discipline è che la medicina impatta direttamente la vita di ogni singolo cittadino solo quando sta male, l’informatica invece impatta direttamente la vita di ogni singolo cittadino continuamente.

                @chobeat mi chiedeva “E la responsabilità degli informatici dov’è in tutto questo?”

                Come scrivevo nell’articolo, in questo momento siamo una casta per lo più inconsapevole del proprio potere e dunque restia ad assumersi responsabilità Politica. Ma quando sei in un ospedale, ed una infermiera ti dice “non posso farla pagare il ticket, perché il computer non mi fa vedere la prestazione, non posso farci niente; deve ritornare, ma non domani… torni magari fra un paio di giorni… ma entro la settimana che se no parte la sanzione amministrativa”, tu quanto ti “alteri”? Io moltissimo, e lo so perché mi è successo. Ma non con la infermiera, che non ne può davvero niente. Con gli incompetenti che hanno progettato il sistema.

                Ebbene, ti immagini se tutti sapessero che quel sistema si poteva fare meglio?
                Verrebbe riscritto bene ed in fretta, per evitare la furia distruttiva di tutta la popolazione.

                Il fatto che tutti possano comprendere un concetto base non vuol dire né che questo concetto rimanga

                Se tutti sapessero programmare, moltissimi vorrebbero programmare il proprio cellulare, il proprio forno, il proprio smartwatch, il proprio televisore, il proprio computer, le proprie telecamere di sorveglianza, etc…
                Vorrebbero tenersi a casa il proprio mail server o il proprio sito web o il proprio nodo GNUnet o il proprio server pleroma. Perché capirebbero che l’alternativa è essere spiati e manipolati.

                Hacker o Robot, Cittadini o Schiavi: è questa l’alternativa che abbiamo davanti.
                Io ho scelto più di due decadi fa. Ora cerco di aiutare altri a fare una scelta consapevole.
                Perché sia chiaro: se non scegliamo, altri sceglieranno per noi.

                Questo sabato?

                Sì, ti scrivo in privato i dettagli (senza impegno), che non voglio spammare.

                1. 1

                  Data la sua vastità, nessuno può conoscerla tutta nei dettagli.

                  Ma nel momento in cui la stragrande maggioranza della popolazione conoscerà l’informatica (cosa assolutamente possibile, partendo dalle elementari), la conosceranno anche i Politici, i Magistrati etc.. e se gli serve analizzare dei dati, possono farlo da soli. E se qualcuno gli vende fuffa, sapranno riconoscerla.

                  Ora, l’ottimismo è una cosa bellissima e te lo invidio, ma tra conoscere e comprendere ci passa un abisso (e tra comprendere e “non farsi fregare” ce ne passa uno ancora più grande, è pieno di gente che ha le competenze in un determinato settore e poi abbocca a fregnacce indicibili proprio sulle cose che dovrebbe sapere).

                  Sì ma la differenza fra le due discipline è che la medicina impatta direttamente la vita di ogni singolo cittadino solo quando sta male, l’informatica invece impatta direttamente la vita di ogni singolo cittadino continuamente.

                  Sulle nostre conoscenze mediche si costruiscono politiche di più larga scala che impattano tutti (il caso più lampante è quello dei vaccini, ma se ci pensi anche “tassiamo di più il prodotto X perché il suo consumo causa i disturbi Y e Z che poi pesano sul SSN” è una policy decisa sulla base di conoscenze mediche che impatta tutti).

                  Ebbene, ti immagini se tutti sapessero che quel sistema si poteva fare meglio?

                  Verrebbe riscritto bene ed in fretta, per evitare la furia distruttiva di tutta la popolazione.

                  Se ti fai un giro su Facebook (o in un bar di provincia, tanto ormai sono interscambiabili) puoi ammirare miriadi di (autoproclamati) medici, ingegneri, architetti, diplomatici e manager sempre coi forconi in mano a spiegare come si dovrebbero fare le strade, cure, case e trattative. Eppure strade, cure, case e trattative si fanno come si sono sempre fatte, perché questa “furia distruttiva della popolazione” è soltanto un cane che abbaia senza mordere.

                  E’ giusto e nobile volere che ognuno abbia la formazione necessaria per prendere decisioni informate sul mondo tecnologico. Però è ottimistico pensare di riuscirci davvero e utopistico illudersi che cambi “il sistema” (anche perché magari uno non vuole davvero cambiarlo, anche una volta che sa che gli fa male; io fumo mezzo pacchetto al giorno da 13 anni e non è che non so che la cosa mi sta ammazzando, eh).

                  Quello a cui dovremmo puntare, come informatici (e qua è importante il discorso di @chobeat sulla responsabilità) è a fare in modo che chiunque, pure mio nonno, che a 80 anni aveva la terza media e mi descriveva i problemi del suo tablet in dialetto potesse guardarsi i video di ruspe su YouTube “per vedere come era cambiata la tecnica” senza essere schedato da una società dell’altra parte dell’Atlantico.

                  1. 1

                    Ora, l’ottimismo è una cosa bellissima e te lo invidio

                    Se avremo modo di conoscerci personalmente, è probabile che tu scopra che io non sono affatto una persona ottimista. Né pessimista. Tendenzialmente cerco sempre di guardare ad un sistema da prospettive diverse, preferibilmente quelle da cui non lo guarda nessuno. E di solito, ciò che vedo mi permette di individuare aspetti totalmente contro-intuitivi che rendono possibile risolvere rapidamente problemi cui altri hanno lavorato, senza successo, per mesi.

                    E’ una “deformazione professionale”, nel senso che lo faccio sempre (e alcuni lo trovano piuttosto irritante).
                    E questa deformazione me l’hanno imposta 20 anni di debug su sistemi estremamente variegati.

                    tra conoscere e comprendere ci passa un abisso

                    Scusa hai ragione. Intendevo comprendere l’informatica, non solo conoscerla.

                    Intendevo insegnare a programmare, a debuggare, a gestire un server web o SMTP in modo sicuro etc…

                    Certo, ci saranno quelli impallinati e quelli che si annoiano (e su questo, dipende anche tanto dall’insegnante e dal metodo) ma se puntiamo ad insegnare l’informatica a tutti, se puntiamo a distribuire i server nelle case, sotto il controllo delle persone che vi abitano, creeremo una sorta di herd immunity: anche coloro che rimarranno potenzialmente vulnerabili alla demagogia per non aver imparato a debuggare, saranno protetti dalla popolazione intorno.

                    Se ti fai un giro su Facebook…

                    Facebook, nel mondo che vorrei creare, non esiste.
                    Non perché viene vietato per legge, ma perché la gente si costruisce da sola di meglio.
                    Idem per Google. E probabilmente per Microsoft, IBM, etc…

                    E questi sedicenti esperti verrebbero semplicemente ignorati. O debunkati.

                    Ma dubito che le istituzioni potrebbero ignorare la questione, se tutti venissero danneggiati dall’incompetenza, e capissero che si potrebbe fare di meglio perché saprebbero fare di meglio loro stessi.
                    Anche perché se lo fa un’amministrazione politica in una democrazia, ha i giorni contati.

                    Però è ottimistico pensare di riuscirci davvero e utopistico illudersi che cambi “il sistema”.

                    Non sono d’accordo.

                    Come dico sempre alle mie figlie, dire “non ci riesco”, “non ce la posso fare” o “è impossibile” è l’unico modo CERTO di avere ragione. Ma si tratta sempre di una ragione sterile.

                    Do or do not. There is no try. ;-)

                    1. 1

                      Certo, ci saranno quelli impallinati e quelli che si annoiano (e su questo, dipende anche tanto dall’insegnante e dal metodo) ma se puntiamo ad insegnare l’informatica a tutti, se puntiamo a distribuire i server nelle case, sotto il controllo delle persone che vi abitano, creeremo una sorta di herd immunity: anche coloro che rimarranno potenzialmente vulnerabili alla demagogia per non aver imparato a debuggare, saranno protetti dalla popolazione intorno.

                      Avevo sottovalutato la portata del tuo progetto. Questo richiederebbe anche una massiccia riorganizzazione infrastrutturale (e, azzarderei, economica) di Internet così com’è e richiederebbe una quantità di impegno da parte dei singoli che il cittadino medio non mette nemmeno nel restare vivo. Otterresti, nel migliore dei casi, una grossa popolazione di persone informate che, coscientemente, decide di svendere i propri dati a Facebook, Google e Amazon. Nel peggiore dei casi, neanche quello.

                      E questi sedicenti esperti verrebbero semplicemente ignorati. O debunkati.

                      Ma dubito che le istituzioni potrebbero ignorare la questione, se tutti venissero danneggiati dall’incompetenza, e capissero che si potrebbe fare di meglio perché saprebbero fare di meglio loro stessi. Anche perché se lo fa un’amministrazione politica in una democrazia, ha i giorni contati.

                      Il fatto che ora si tratti solo di sedicenti esperti non esclude né che si sentano danneggiati, né che comprino, votino e agiscano in base alle loro convinzioni. Però sono ancora qua a fare la folla inferocita, che abbaia e aspetta sempre che a mordere per primo sia un altro (e infatti senza imboccate “dall’alto”, raramente questi gruppi si trasformano in comitati/partiti o simili).


                      Il tuo progetto non solo mi sembra utopistico, ma è un’utopia che si è già dimostrata irrealizzabile (e che ci ha anche dato l’esatto opposto di quello che prometteva) pochi anni fa. L’idea che le persone magicamente illuminate dall’informazione corretta prendano poi decisioni razionali nel loro interesse (e che lo facciano in abbastanza da costituire una massa critica sufficiente a cambiare qualcosa) non funziona, ci si è già provato abbastanza volte. Siamo animali emotivi, non razionali, e non sarà qualche base di informatica a cambiarlo.

                      Preferirei un piano più pragmatico, pensato su quello che può fare chi sceglie di occuparsi di questi temi, per lavoro o passione, piuttosto che sulla speranza che, lanciando informazioni alle persone come mangime ai polli, prima o poi “la gente” decida di fare la cosa giusta.

                      1. 1

                        Avevo sottovalutato la portata del tuo progetto.

                        Direi che la stai ancora sottovalutando parecchio! ;-)

                        la speranza che, lanciando informazioni alle persone come mangime ai polli, prima o poi “la gente” decida di fare la cosa giusta.

                        Questo non è affatto ciò che intendo fare.

                        Anzitutto perché ho un’alta considerazione delle persone che mi stanno intorno, qualsiasi sia il loro reddito e la loro cultura (che, piaccia o no, è strettamente correlata al reddito). E poi perché l’utopia di cui parli non l’ho inventata io: è la Costituzione della Repubblica Italiana.

                        Viviamo in una democrazia cibernetica che ci piaccia o no.
                        Se non facciamo nulla, smetterà di essere una democrazia.


                        La storia non ripete mai sé stessa in modo identico @frollo.
                        Soprattutto se chi la fa la conosce.

                        Il fatto che le promesse della Silicon Valley non si siano realizzate non è dovuto alla fattibilità delle stesse, ma al fatto che fossero marketing, propagandamenzogne.

                        La mia proposta è diversa. Apertamente Politica.
                        Dal basso. Con calma. Una classe elementare alla volta.

                        1. 2

                          Anzitutto perché ho un’alta considerazione delle persone che mi stanno intorno, qualsiasi sia il loro reddito e la loro cultura (che, piaccia o no, è strettamente correlata al reddito). E poi perché l’utopia di cui parli non l’ho inventata io: è la Costituzione della Repubblica Italiana.

                          Ma infatti quando parlo di “utopia che ha già fallito in passato” non mi riferisco al marketing della Silicon Valley, ma all’idea dell’uomo come decisore necessariamente razionale a cui basta dare tutte le informazioni perché faccia la cosa giusta. E’ giusto insegnare, informare e dare a chi li vuole gli strumenti per prendere decisioni sensate. E’ utopistico aspettarsi che prendano decisioni sensate solo in virtù del fatto che qualche anima buona gli ha insegnato un po’ di informatica.

                          1. 1

                            E’ utopistico aspettarsi che prendano decisioni sensate solo in virtù del fatto che qualche anima buona gli ha insegnato un po’ di informatica.

                            Naturalmente.

                            L’informatica può migliorare la razionalità delle decisioni, ma non le migliora necessariamente.

                            Tuttavia comprenderla e dominarla rende più liberi.
                            Basti pensare che 2 delle 4 libertà garantite dal software libero ad oggi sono, di fatto, privilegi per una casta (usare, studiare, modificare e condividere). Se per noi questi privilegi hanno un valore enorme (e lo hanno), avranno un valore enorme come libertà quando saranno veramente disponibili a tutti.

              2. 2

                L’informatica invece è generale: è possibile applicarla a qualsiasi problema, con o senza computer.

                Questo forse è vero per la computer science, non certo per lo sviluppo software. L’idea che un approccio computazionale (che per ora è sempre stato intrinsecamente riduzionista) si possa applicare in maniera incondizionata è la causa di buona parte dei problemi che vediamo ogni giorno passare su gambe.ro.

                Penso anche io che l’informatica, così come lo era la matematica ai tempi di Pitagora.

                1. 1

                  L’informatica invece è generale: è possibile applicarla a qualsiasi problema, con o senza computer.

                  Questo forse è vero per la computer science, non certo per lo sviluppo software.

                  Come spiego nell’articolo, il termine “Computer Science” è semplicemente sbagliato.
                  Non è una scienza e non riguarda i computer.

                  “Informatica” è molto meglio.

                  E poi il punto è che i computer sono specchi per il nostro pensiero.
                  Ci costringono a strutturarlo in modo razionale, comunicabile e verificabile.

                  Lo sviluppo software è come la scrittura. Uno strumento per rappresentare quel pensiero.
                  Ed in effetti è scrittura.

                  Può sembrare un’arte arcana a chi non la conosca… proprio come la scrittura in passato.
                  Immaginatevi di dover risolvere un sistema di equazioni differenziale con i geroglifici numerici egizi, che peraltro mancavano dello zero.

                  Ecco, è quello che facciamo noi tutti i santi giorni.
                  Certo che poi sembriamo gente strana! :-D

                  L’idea che un approccio computazionale si possa applicare in maniera incondizionata è la causa di buona parte dei problemi che vediamo ogni giorno passare su gambe.ro.

                  Questa è un’obiezione che sento spesso.

                  La mia risposta è: sai scrivere?
                  Se usi la scrittura per diffamare qualcuno, la colpa è della scrittura o tua?

                  1. 1

                    Se voglio scrivere un complimento e l’altro si sente insultato, la colpa è della scrittura (o meglio del linguaggio) che infatti considero uno strumento demoniaco fonte di infiniti mali dall’alba dei tempi.

                    Il tuo esempio comunque non sta in piedi, non c’entra con quello che ho detto. Non è questione di dare colpe, è questione di riconoscere i limiti degli strumenti che si usa ed eventualmente decidere di non usarli.

                    1. 1

                      Oppure di migliorarli?

                      1. 1

                        Ovvio, il problema è l’ordine

                        1. 1

                          In che senso?

                          1. 2

                            Nel senso che spesso e volentieri si applicano strumenti e approcci inadatti e li si aggiusta dopo. Nel mentre cascano aerei, innocenti vanno in prigione, ecc ecc

                            1. 1

                              Ah ma su questo siamo assolutamente d’accordo! :-D

                              Ma perché succede?

                              Secondo me, perché la maggioranza della gente non conosce l’informatica e accetta qualunque verità gli venga propinata. E questo include politici, giudici, viaggiatori etc…

                              1. 1

                                E la responsabilità degli informatici dov’è in tutto questo? Loro accettano perché si fidano. Prima o dopo smetteranno e non gli si potrà dare torto.

                                1. 1

                                  La nostra prima responsabilità, oggi, dovrebbe essere insegnare.
                                  La seconda creare strumenti semplici e componibili.

                                  Ogni volta che rendiamo uno use case applicativo più facile senza renderlo più semplice stringiamo le catene che legano le persone al nostro applicativo. Parlare di “lock-in” è un ottima metafora.

                                  Dovremmo smettere di pensare alle persone solo come utenti, persone che usano il software che stiamo scrivendo, e cercare di considerarle come interlocutori di un dialogo asincrono mediato dal software stesso.

                                  E forse persino come potenziali co-autori.

        2. 2

          Absit injuria verbis, l’outlook positivo nell’articolo e nel thread mi ricorda fortemente i tempi in cui (di internet) si diceva

          “Ma quando la gente avrà accesso a tutta l’informazione disponibile in rete, e vedrà come operano i loro governi, si unirà per cambiare le cose e migliorarle. Poi canteremo ‘Kumbaya’ tutti assieme”. #thathappened.

          Questo senza prendere in considerazione la speranza che tutti possano conoscere le basi dell’informatica - cosa che non è a tutt’oggi successa nemmeno con la Matematica, con l’eccezione (incompleta) dell’aritmetica.

          1. 1

            Probabilmente, se nessuno avesse scelto di credere che tutti possono imparare a scrivere, oggi venereremmo ancora il Faraone.

            Siamo a meno di 100 anni dall’ideazione della macchina di Turing, siamo ai primordi di una disciplina.
            Ci manca il concetto di zero. Forse un giorno qualcuno stabilirà che hai ragione. Fra 2 o 3 cento anni.

            Ma per il momento, come cittadino italiano, preferisco operare come se fosse possibile “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

            Preferisco il bene che può produrre la Speranza, al male cui la rassegnazione ci condanna tutti.