1. -

    Fantastico, non lo conoscevo!

    Splendide le Linee Guida che NON sono una americanissima Code of Conduct!

    1. 3

      Tutte le teorie del complotto sul perché con accessi del genere avessero fatto ’sta cazzata dei bitcoin non avevano tenuto in conto che questa roba poteva esser stata fatta dai dei ragazzini.

      1. 1

        Cosa che rimane piuttosto incredibile (pur con tutta la simpatia che provo per loro).

        Spero che gli atti del processo siano pubblici, in modo da scoprire come abbiano fatto.

      1. 2

        Sul sito di H2K2 è anche scaricabile in MP3

        1. 1

          “Damn kids. They’re all alike.”
          vedi qui

          1. 2

            Interessantissimo! Grazie della condivisione.

            1. 1

              Aggiungerei:

              • inform all users you do not know or trust that they shoudn’t trust you either.
              1. 2

                Folding@home è software proprietario, pertanto non lo installerò mai sul mio computer, a prescindere da COVID-19: https://foldingathome.org/support/faq/opensource/.

                1. 1

                  Bravo! Scelta assolutamente legittima!

                  In effetti avevo dato per scontato fosse software libero come SETI@home e mi sorprende che non sia nemmeno open source: grazie davvero di avermelo fatto notare.

                  Personalmente, il fatto che un software sia libero non è l’unico criterio etico che adotto nella scelta di eseguirlo. Per esempio ho eseguito un miner bitcoin per una ventina di minuti, a fine 2009. Poi sono andato sul canale IRC degli sviluppatori, ho fatto un paio di domande, ho capito che non poteva funzionare e l’ho disinstallato per non sprecare corrente. Ed eseguo diversi firmware binari proprietari nei diversi device di cui dispongo.

                  Da un punto di vista di sicurezza, poi, il fatto che un software sia libero (o anche solo open source) non significa necessariamente che sia esente da malware: l’unico modo per saperlo e leggerne il sorgente personalmente. Dunque se la tua scelta non è etica ma pragmatica, e se condividi gli intenti medici della applicazione, puoi considerare di installarlo su una virtual machine opportunamente configurata, anche a livello di rete. E questo indipendentemente dalla licenza.

                  1. 1

                    Per esempio ho eseguito un miner bitcoin per una ventina di minuti, a fine 2009. Poi sono andato sul canale IRC degli sviluppatori, ho fatto un paio di domande, ho capito che non poteva funzionare e l’ho disinstallato per non sprecare corrente.

                    Hai mai pensato al fatto che se avessi proseguito ad effettuare il mining di bitcoin nel 2009 e li avessi venduti qualche anno dopo avresti potuto guadagnare parecchi soldi? Io personalmente sono venuto a conoscenza di Bitcoin un po’ troppo tardi, nel 2014…

                    1. 1

                      Sì, certo.
                      Avrei potuto truffare qualcuno vendendogli la promessa di poter truffare qualcun altro in cambio di soldi veri.

                      Al di là dello spreco di corrente, approfittare dell’ignoranza altrui è contrario alla mia natura.

                1. 2

                  Molto interessante, ma… mi mancano un po’ le basi.

                  Hai per caso “robba buona” da passare?
                  Un’introduzione al quantum computing per vecchi programmatori binari…

                  1. 3

                    https://www.youtube.com/watch?v=F_Riqjdh2oM

                    Questo è uno dei migliori video che ho trovato sull’argomento, enjoy!

                    1. 1

                      Veramente interessante! Grazie @gosub.

                  1. 2

                    il titolo prometteva bene, ma è una cosa minima.

                    Inoltre bello il logo scontornato dal cuggino.

                    1. 1

                      Scusate: ho tagliato velocemente il titolo per i soliti problemi di caratteri… il clickbait non è stato volontario.

                      L’ho trovato interessante pensando alle implicazioni delle ispezioni. Inizieranno a cifrare i dischi? Lo fanno già?
                      Sarebbe veramente interessante scoprire cosa cercano, come e cosa troveranno.

                    1. 1

                      Evidentemente, su Gambe.ro, la risposta è “Sì”. :-D

                      Sul fatto che sia fuori tema però non sono d’accordo.
                      La cancel culture è un tema preponderante sul web in questo momento.

                      1. 1

                        È in C.

                        1. 1

                          Infatti! Ottima scelta! ;-)

                        1. 2

                          Interessante!

                          Dunque hai scelto “gli hacker” come entry enemy fittizio per la tua piccola organizzazione tecno-politica, attraverso cui ritagliarle un ruolo ed un’identità per contrasto. Un meccanismo molto comune fra gli adolescenti, che quasi sempre produce nel lungo periodo una adozione dei comportamenti tanto osteggiati.

                          Ora, se non ti conoscessi un pochino @chobeat, penserei semplicemente che tu non sappia bene di cosa parli e spenderei chissà quanto tempo ad esporti i diversi errori del tuo testo. Ma conoscendoti, so che non si tratta di superficialità o ignoranza.

                          Ma in effetti si tratta di una scelta astuta: attaccare una minoranza esigua, stramba, fraintesa (peraltro definendola in modo vago) rende molto improbabile una confutazione di merito. E se sei in gamba, potresti persino riuscire ad ottenere una certa visibilità negli ambienti che vuoi attrarre, tirando su una polemica con qualcuno più informato, non è vero?

                          Per aiutarti, sottolineerò solo le criticità più evidenti:

                          1. L’interfaccia di Mastodon, sia a livello UI, che a livello UX nella gestione delle relazioni fra utemti, è completamente diversa da Twitter. Ti cosiglio di confrontare 2 screenshot, visto che evidentemente non ti sei informato molto. I valori politici che Eugen persegue sono certamente diversi dai tuoi (una cosa che, naturalmente, per te significa che siano in qualche modo sbagliati o controproducenti), ma sono alla base di tutte le decisioni architetturali e implementative di Mastodon, che si tratti della timeline esclusivamente temporale o l’impossibilità di effettuare ricerche testuali complesse.
                          2. La retorica che usi, specificando di voler parlare di una specifica tipologia di hacker per poi attribuirle i fallimenti di tutti coloro che si sono appropriati di questo termine, è certamente efficace verso il tipo di lettore frettoloso e superficiale che vuoi attrarre e condizionare, ma evidenzia una totale assenza di onestà intellettuale. Cosa che, se ricordo bene, tu rivendichi come un diritto ed uno strumento politico, ma comporta una manipolazione delle persone meno preparate che qualsiasi hacker ti farebbe notare publicamente.
                          3. La tua definizione di “prospettiva hackerista” è un argomento fantoccio. Giusto l’altro ieri ho condiviso qui un video del 2002 che potrebbe chiarirti le idee (ed evitare brutte figure). Guardalo fino in fondo. Se però quella definizione non è completamente farina del tuo sacco, ti chiederei di condividere la fonte.
                          4. Contrapporre un hack come Mastodon ad una azienda cooperativa come FairBNB è quanto meno buffo. Anche solo per le innumerevoli dimensioni che sono fondamentali in ciascuno dei due e irrilevanti per l’altro. Inoltre tale contrapposizione esiste solo nella mente di chi vuole vederla: sono certo che a @FairbnbCoop sarebbe utilissimo un account sul fediverse, visto il successo che ha già oggi il tag #fairbnb su tale piattaforma.

                          Potrei andare avanti lungo, ma credo che quanto ho scritto basti a sottolineare la qualità di questo articolo.

                          Se credi che Tech Workers Coalition abbia bisogno di avversari per potersi dare un identità, forse dovresti abbandonare l’impresa, per il bene della stessa.

                          Aspetto però con impazienza la prossima parte! ;-)

                          1. 1

                            L’interfaccia di Mastodon, sia a livello UI, che a livello UX nella gestione delle relazioni fra utemti, è completamente diversa da Twitter.

                            Dai non puoi dire che è completamente diversa. Sono d’accordo che il testo esagera un po’ sminuendo le differenze ma si sta cercando di fare un discorso generale. Lo screenshot poi è quasi uguale a Tweetdeck (di Twitter), inoltre il nuovo default non è più multicolonna ma con una single timeline.

                            Poi un conto è cercare di criticare un certo modo di vedere, di operare e un conto è trovare avversari. Francamente a me sembra chiaro per tutto il testo che l’avversario non sono gli hacker.

                            1. 2

                              Uhm… ok. :-D

                              In effetti mi ero perso l’uscita della 3.0 ed il nuovo layout single column

                              Tuttavia sostenere che Mastodon (ed il Fediverse) “replica in larga parte l’esperienza utente e l’interfaccia di un software progettato per estrarre dati dagli utenti e farli interagire in maniera rapida, conflittuale e tossica di modo da massimizzare l’engagement e l’attenzione” è comunque piuttosto superficiale.

                              Francamente a me sembra chiaro per tutto il testo che l’avversario non sono gli hacker.

                              Ho parlato di “entry enemy fittizio” non a caso. ;-)

                              L’articolo sostanzialmente sostiene che gli hacker perdono tempo o finiscono per supportare il sistema che combattono. Fra questi hacker, convenientemente, non vengono citati Snowden o Assange.

                              Gli hacker non sono “il nemico”, è chiaro.

                              Vengono però affrontati come rivali (e, ripeto, senza onestà intellettuale).
                              Il che è piuttosto stupido, a ben pensarci, perché il nemico comune è altrove.

                              Non a caso, gli hacker di Dyne.org ospiteranno il primo gruppo di studio della TWC. Nonostante tutto, non siamo così male… ;-)

                          1. 1

                            If anything, the pandemic revealed the digital lag of our educational infrastructures. The majority of schools and universities had to rely on external hosts and providers simply because there were no internal resources” - questo discorso è valido anche per i dipartimenti universitari che offrono corsi STEM? Esistono mosche bianche che erano già pronte con strumenti (software o intere architetture) interni?

                            Quando si parla di “Remote Teaching” è sottinteso anche il “Remote Assessing”? Una cosa è seguire un corso, un’altra è sostenere un esame. Sento in giro leggende metropolitane di studenti costretti ad installare software/plug-in super invasivi per sostenere esami. Plug-in che richiedono la disattivazione dell’antivirus perché rilevati come keyloggers, malwares ecc ecc. Non ho conferme ufficiali… Qualcuno ha avuto esperienze dirette?

                            1. 3

                              Esistono mosche bianche che erano già pronte con strumenti (software o intere architetture) interni?

                              Il Politecnico di Torino per esempio: https://openconf.polito.it/playback/presentation/2.0/playback.html?meetingId=74c4c978969a6327e20b7ebc325df5c70d791954-1588863164648

                              Quando si parla di “Remote Teaching” è sottinteso anche il “Remote Assessing”?

                              Io ho visto solo pagliacciate.

                              La teledidattica, per i ragazzi più grandi, può avere una sua utilità, ma per verificare la preparazione degli studenti e dare voti (se è necessario), è necessaria la compresenza fisica di studenti ed insegnanti. Non ci sono alternative.

                              Ma non è nemmeno difficile: basta organizzare turni in classe.

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                                Per la peppa Shamar…. Non potevi indicarmi direttamente il sito del FARE (era questo a cui ti riferivi giusto?) :D

                                13 minuti solo per setup e organizzazione della conferenza…. Tutti con problemi audio, microfoni rigorosamente ambient, il tipo che parla mooooolto lentamente e piano…. Tra l’altro appena ho alzato un po’ il volume è partito un urlo random di qualcuno che non si era mutato. Mi è saltato un timpano xD

                                Comunque, se è il progetto FARE a cui ti riferivi, molto interessante!!

                                1. 1

                                  No, FARE è solo una parte di quella conferenza.

                                  Se vai verso il fondo il responsabile della infrastruttura IT del PoliTo spiega i dettagli della loro configurazione BigBlueButton.

                                  Posso garantire che ne vale la pena.
                                  Alla fine avrei quasi avuto voglia di mandargli un cv.

                                  Uno dei rarissimi professori universitari che smentiscono il detto “chi sa fa, chi non sa insegna” in ambito informatico.

                                  Anche il Professor Meo, comunque, è un mito. Decenni avanti e purtroppo troppo poco ascoltato.

                            1. 5

                              È da decenni che Internet è piena di scam, solo che prima puntavano a soldi veri, ora (in realtà da tempo) si sono spostati (giustamente) sulle criptovalute.

                              Mi chiedo come si facca ad abboccare ancora a queste cose. Bill Gates, ad esempio, fa molta beneficienza e la fa spontaneamente, come si può pensare che la faccia solo se gli mandi criptovaluta non tracciabile? Come farebbe poi a scaricarla dalle tasse? :D

                              Aveva ragione Totò nel 1962…

                              Mi sono affacciato al mondo delle criptovalute (Ethereum) l’anno scorso, è un mondo complesso, ci sono migliaia di criptovalute diverse, molta merda (in gergo shitcoin) e molti truffatori. Bisogna effettivamente stare attenti, anch’io che ho una formazione scientifica comunque quando opero con le criptovalute mi muovo sempre con i piedi di piombo in quanto la cazzata è dietro l’angolo.

                              1. 1

                                Io invece le conosco da fine 2009, quando lessi il paper di Satoshi, andai sul canale ufficiale su Freenode, #bitcoin se ricordo bene, e feci qualche domanda per capire se mi era sfuggito qualcosa. Dalle risposte capii che era tutta fuffa.

                                Ammetto che non avrei mai pensato che si sarebbe trasformata in una truffa di queste proporzioni, ma era chiaro che non poteva funzionare per moltissime ragioni, tecniche ed economiche

                                A distanza di quasi 10 anni nessuno è riuscito a dimostrarmi il contrario.

                                Giusto qualche giorno fa: https://mobile.twitter.com/giacomotesio/status/1282308279255937026

                                1. 1

                                  Dalle risposte capii che era tutta fuffa.

                                  Mah, io ho usato gli ETH semplicemente come forma di pagamento per interagire con un servizio che operava esclusivamente con dei token Ethereum, ma alla fine sono stati estratti soldi veri, quindi non è TUTTA fuffa. Non vado certo a speculare o ad investire sull’ultima criptovaluta nata ieri, se uso criptovalute è solo ed esclusivamente per motivi tecnici e per cifre relativamente basse.

                                  1. 2

                                    E’ facile sottrarre calore ad un pentolino in ebollizione, fintanto che la fiamma è accesa.

                                    Ogni token rappresenta sostanzialmente la promessa di poter ingannare qualcun altro.
                                    Fin quando la gente ci crede, puoi scambiare byte per soldi (se accetti di ingannare qualcun altro, appunto).

                                    Ma la bolla sta già scoppiando: non a caso Facebook e Telegram stanno abbandonando le proprie criptovalute, non a caso vi sono vendite milionarie, non a caso molti sviluppatori iniziano a togliere la blockchain dai cv.

                                    I più furbi si stanno tirando fuori finché c’è ancora liquidità nel sistema.

                                    Ma quanti rimarranno col cerino in mano?

                                    1. 1

                                      Sono perfettamente d’accordo con te. Per me le criptovalute sono un po’ come i soldi del Monopoli o le fiches che compri entrando in un casinò. Finché le usi per divertirti, come ho fatto io o come semplice mezzo di pagamento, non è più pericoloso di giocare al lotto; anzi, al lotto hai la certezza della perdita a lungo termine. Vogliamo parlare di chi gioca in borsa investendo in azioni? Compri cosa? Effimere speranze affidate all’umore degli analisti finanziari?

                                      Anche i soldi contanti possono perdere il proprio valore, basti pensare alle crisi economiche che recentemente hanno colpito molti paesi anche in ambito europeo (es. Grecia).

                                      Riguardo il mio uso delle criptovalute: diciamo che mi hanno regalato delle fiche davanti al casinò di MonteCarlo, che fai, non entri? ;) Alla fine è tutto grasso che cola e non perdi nulla.

                                      1. 2

                                        diciamo che mi hanno regalato delle fiche davanti al casinò di MonteCarlo, che fai, non entri? ;)

                                        Sono felicemente sposato. ;-)

                                        1. 2

                                          :D Quando l’ho scritto non ho neanche minimamente pensato al doppio significato ita/fra!

                                          Giusto stamattina ho notato questa vignetta:

                                          https://www.bastardidentro.it/sites/default/files/styles/nullo/public/images/2/7/3/aiuta-il-mimo.jpg

                                          e di solito quando certe cose arrivano alla satira vuol dire che ormai hanno fatto il loro tempo.

                              1. 1

                                meta @chobeat non si potrebbe allargare un po’ il limite di caratteri nel titolo?

                                1. 3

                                  L’abbiamo già allungato una volta. Se lo si allunga ancora la leggibilità su mobile collassa.

                                  1. 1

                                    Prova ad aggiungere questo al selettore CSS dei link:

                                    overflow: hidden;
                                    text-overflow: ellipsis;
                                    max-height: 2.6em;
                                    line-height: 1.3em;
                                    display: -webkit-box;
                                    -webkit-line-clamp: 2;
                                    -webkit-box-orient: vertical;
                                    
                                1. 1

                                  Non so se sia collegato, ma hanno bucato pure gli account di Bill Gates ed Elon Musk, stavolta però con un indirizzo “per duplicare i bitcoin”.

                                  1. 2

                                    Sì. E’ lo stesso attacco.

                                    Per ora hanno raccolto 7.000.000 di $ in BTC.

                                    C’è da fare uno studio sociologico su questo attacco. Sono curiosissimo di sapere come sono entrati, ma il fatto che la gente con i BTC ci caschi è molto più interessante.

                                    Edit: non hanno sottratto milioni ma un centinaio di migliaia di dollari. Scusate, non avevo verificato la fonte.

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                                      Sull’indirizzo che si vedeva nel tweet di Elon sono transitati circa 103.000 dollari :D

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                                    Carino :D

                                    Ma perché tramite web.archive? Il link originale sembra funzionare.

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                                      Di solito uso la Wayback Machine per i siti che:

                                      1. uMatrix segnala avere troppe terze parti
                                      2. bloccano TorBrowser
                                      3. rompono le scatole per i cookie

                                      Credo questa volta sia stata la terza.

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                                      Che noia:

                                      transform-italia.it è protetto da Imunify360

                                      Abbiamo notato un’insolita attività del tuo indirizzo IP a.b.c.d e abbiamo bloccato l’accesso a questo sito web

                                      Se volete usare TorBrowser, lo trovate qui: https://web.archive.org/web/20200714110143/https://transform-italia.it/la-lotta-di-classe-adesso-nel-digitale/

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                                        La dimensione mi sembra un dettaglio secondario, ma lo schermo e-ink sul retro sarebbe veramente interessante (ammesso che non riduca la solidità del telefono).

                                        C’era stata una società russa a sperimentare un prodotto simile, ma il software era troppo instabile.

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                                          Si, ce l’aveva un mio collega al lavoro. Era uno schermo più piccolo sul dorso che, essendo e-ink, poteva permettersi di rimanere sempre acceso (in realtà gli e-ink non hanno il concetto di acceso spento, ma ci siamo capiti).

                                          Io leggo molto, avere un ebook reader sempre a portata di mano per me sarebbe utilissimo.

                                          Però questo significa niente cover, quindi più rischio in caso di cadute, a meno di non usare cover trasparenti che facciano passare il touch (ma sappiamo che le trasparenti dopo un po’ ingialliscono).

                                          Per quanto riguarda le dimensioni ovviamente è una questione di gusti, ma proprio il mese scorso ho cambiato cellulare aziendale e sono passado da un display da 5.2” ad uno da 4.7” e mi trovo molto meglio. Più maneggevole, meno ingombrande, più pratico, anche se ho sacrificato le dimensioni (ma io col cellulare più che altro ci telefono, non sono più un adolescente che ci fa tutto fuorché telefonare)

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                                          Unisciti coi link che puoi trovare a fondo pagina alla nostra chat o canale Telegram, oppure alla pagina Facebook per essere aggiornato sul link alla videocall che pubblicheremo a ridosso dell’evento.

                                          I link suddetti verranno pubblicati anche sul sito?

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                                            Sarebbe molto poco pratico. Il problema è che non abbiamo ancora rodato la piattaforma a cui ci appoggiamo e nel caso all’ultimo momento non regga, serve un modo per comunicare efficacemente coi partecipanti senza perdercene il grosso per strada. Col sito non funzionerebbe. Inoltre è un evento pubblico ma legato ad una comunità quindi è un modo per incentivare l’interazione e l’inclusione, sul piano umano, dei partecipanti. Comunicare in maniera eterodiretta attraverso il sito tenderebbe ad incentivare un approccio “self-service”, consumistico, alle attività di TWC.

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                                              Scusa @chobeat, non voglio fare il rompiballe, ma visto che TWC mi ispira molto (tanto da prendere in considerazione l’adesione, seppure non siano chiare le metodologie della stessa), mi dispiace notare problemi che mi sembrano facilmente risolvibili ma che potenzialmente precludono la partecipazione dei lavoratori.

                                              Sarebbe molto poco pratico.

                                              Non mi è chiaro come.
                                              Se puoi aggiornare un link su Facebook, non puoi farlo altrettanto bene anche sul sito?
                                              Il sito propone un feed (vuoto e visibile solo nell’HTML) che potrebbe aggiornare le persone interessate.
                                              O potresti creare una semplicissima mailing list.

                                              Comunicare in maniera eterodiretta attraverso il sito tenderebbe ad incentivare un approccio “self-service”, consumistico, alle attività di TWC

                                              Non mi è chiaro cosa intendi.

                                              La comunità è aperta o chiusa?
                                              O forse vuoi dire che questa comunità esiste su Telegram e Facebook e per aderire bisogna usare necessariamente questi canali?

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                                                La comunità esiste dove le persone hanno uno spazio comune, che al momento è al 99% telegram. Gli eventi estendono temporaneamente questi spazi ed è giusto renderli il più accessibili possibile ma ci saranno sempre dei compromessi e questi compromessi riflettono le necessità, i valori e i metodi della comunità e delle persone a cui vuole arrivare. Non c’è niente di sbagliato nel modo in cui vuoi essere incluso, ma è un modo di interagire su internet poco comune e poco condiviso. Noi facciamo attivismo per la realtà che abbiamo, non per quella che vorremmo. Quella dev’essere un obiettivo, non un punto di partenza.

                                                La mailing list di nuovo è eterodiretta e alienante. Sì farà come ti è già stato detto ma non è un low hanging fruit al momento.

                                                In generale la tua percezione soggettiva di quello che è facilmente risolvibile non si allinea con la nostra, così come gli obiettivi che sembri voler proiettare sull’organizzazione. Ti dici interessato e ne sono contento e lungi da me volerti tenere lontano, ma dalle discussioni avute in questi mesi mi sembri su posizioni davvero lontane da TWC. Poi magari mi sbaglio.

                                                edit: comunque adesso vedo di mettere un link sul sito e aggiornare il disclaimer dicendo che in caso di emergenza potrebbe cambiare.

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                                                  Ti ringrazio anzitutto per la franchezza.

                                                  Non mi è chiaro come una mailing list (o anche una newsletter, se il problema è informare gli interessati di problemi dell’ultimo momento) sia eterodiretta o alienante. O quanto meno, come lo possa essere più di Telegram.
                                                  Non lo dico in modo polemico: davvero mi sfugge che senso attribuisci a queste parole in quella frase.

                                                  Sulla facilità, io parlo di costi e tempi di risoluzione per l’organizzazione. Avere ANCHE un feed RSS (oltre a Facebbok e Telegram) è facilissimo, economico e più inclusivo, in quanto facilita i lavoratori interessati che non sono su queste piattaforme, senza danneggiare coloro che lo sono.

                                                  Se il link è solo pubblicato su quei canali, invece, chiunque non voglia (come sai, con ottime ragioni) cedere loro informazioni è tagliato fuori, semplicemente perché non sono raggiungibili via Tor.

                                                  così come gli obiettivi che sembri voler proiettare sull’organizzazione

                                                  Oibò quali sarebbero questi obiettivi?

                                                  Io sono una persona come le altre, in una comunità metto a disposizione le mi conoscenze ed i miei valori.

                                                  Non voglio proiettare nulla su TWC, mi sembra solo interessante.

                                                  lungi da me volerti tenere lontano

                                                  Ti ringrazio ma ho l’impressione che non sia una questione personale (lo è?) ma culturale.

                                                  L’escludere i lavoratori che NON usano Facebook e Telegram è una scelta legittima, per carità, ma sembrerebbe voler tenere lontane le persone che dispongono di maggiori competenze tecnologiche.

                                                  Ci possono essere molte giustificazioni per questa scelta, ma alcune mie esperienze precedenti (il Partito Pirata, ma non solo… ;-)) mi hanno insegnato che i leader di una comunità tematica non apprezzano molto persone che ne sanno quanto o più di loro del tema in questione.

                                                  Non so se sia il vostro caso, ma intravedo anche sintomi che ho già visto diverse volte.

                                                  dalle discussioni avute in questi mesi mi sembri su posizioni davvero lontane da TWC

                                                  Questo è possibile.

                                                  Ma è difficile dirlo senza conoscere esattamente le posizioni irremovibili di TWC.

                                                  E d’altro canto, se è una comunita, le sue posizioni possono evolversi con l’arrivo di nuovi membri.

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                                                    Non mi è chiaro come una mailing list (o anche una newsletter, se il problema è informare gli interessati di problemi dell’ultimo momento) sia eterodiretta o alienante. O quanto meno, come lo possa essere più di Telegram. Non lo dico in modo polemico: davvero mi sfugge che senso attribuisci a queste parole in quella frase.

                                                    In una mailing list uno scrive e gli altri, forse, leggono. In una chat c’è dialogo, banalmente.

                                                    Se il link è solo pubblicato su quei canali, invece, chiunque non voglia (come sai, con ottime ragioni) cedere loro informazioni è tagliato fuori, semplicemente perché non sono raggiungibili via Tor.

                                                    Che sono una fetta microscopica del nostro target, probabilmente già radicalizzati, a cui abbiamo poco da dire e che hanno relativamente poco da contribuire alla causa. Se ci interessasse rivolgerci a loro, e magari un giorno potrebbe succedere, daremmo priorità diverse alla nostra presenza online. Se oggi non sei già a quel livello di sicurezza, molto molto difficilmente eviterai di farlo solo per seguire i nostri contenuti. Idealmente non dovremmo porre questo problema, ma pragmaticamente il nostro livello di sicurezza è quello minimo di non venir osservati dai datori di lavoro dei presenti o da aziende estere che potrebbero compiere ritorsioni contro TWC nella sua interezza, intaccando anche noi.

                                                    Oibò quali sarebbero questi obiettivi?

                                                    Non esiste una lista, né obiettivi programmatici, per scelta. Per il momento vogliamo mantenere l’organizzazione fluida. Quindi più che di divergenza di obiettivi, parlerei di divergenza di metodi.

                                                    L’escludere i lavoratori che NON usano Facebook e Telegram è una scelta legittima, per carità, ma sembrerebbe voler tenere lontane le persone che dispongono di maggiori competenze tecnologiche.

                                                    Avere maggiori competenze tecnologiche non significa necessariamente investire frazioni corpose del proprio tempo nel rendersi invisibili e non tracciabili sulla rete. Io quelle competenze ce le avrei, ma non ho nessun incentivo ad andare oltre un certo limite e per alcune cose potrei avere l’incentivo ma non vale il tempo che mi costerebbe. Pensare che chi non sta dietro una VPN, con JS disattivato e il firmware del router custom non lo faccia perché non è capace di farlo è una visione molto distorta della cosa. E comunque non è un gioco a somma 0, siamo consapevoli che ci sono persone con queste necessità o con queste abitudini e non sto dicendo che non le vogliamo includere, semplicemente che non sono in cima alla lista di priorità.

                                                    Ci possono essere molte giustificazioni per questa scelta, ma alcune mie esperienze precedenti (il Partito Pirata, ma non solo… ;-)) mi hanno insegnato che i leader di una comunità tematica non apprezzano molto persone che ne sanno quanto o più di loro del tema in questione. Non so se sia il vostro caso, ma intravedo anche sintomi che ho già visto diverse volte.

                                                    Il problema son sempre gli altri, ve’?

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                                                      Anche in una chat uno scrive e gli altri leggono e forse rispondono. Ma in una chat non ci sono thread definiti da un subject, per cui solo coloro che hanno tempo di stare continuamente collegati riescono a seguire tutte le riflessioni ed a dirigere il dibattito.

                                                      Nel Partito Pirata disponevamo di un forum ufficiale e pubblico luogo deputato da statuto a discutere sia la linea politica, sia le diverse iniziative interne alla Assemblea Permanente (applicazione risevata agli iscritti in cui tutti gli iscritti avevano diritto di voto secondo la democrazia liquida).

                                                      Parallelamente, i membri iniziali del partito, gestivano una chat Telegram pubblica ed alcune chat private riservate attraverso cui organizzavano le proprie attività interne al partito. Queste chat erano estremamente caotiche e gli amministratori arrivavano ad essere offensivi e verbalmente violenti contro alcuni membri del partito (presenti o meno). Io ero uno dei bersagli più frquenti.

                                                      In questo contesto ho avuto modo di osservare che:

                                                      1. Le comunicazioni asincrone con thread (forum o mailing list) rendono estremamente dufficile manipolare la conversazione per i membri più attivi, per quanto organizzati. I thread, per quanto lunghi, mantengono la conversazione seguibile e tutti gli artifici retorici e tutte le contraddizioni possono essere palesate.

                                                      2. Le comunicazioni sincrone senza thread (chat) avvantaggiano nettamente i leader: se un tema viene impostato in assenza degli interessati, tutti coloro che sono indifferenti vedranno con fastidio il suo ripresentarsi più volte, quando diverse persone interessate mettono in discussione la direzione stabilita da una minoranza bene organizzata in precedenza.

                                                      In caso di dibattiti accesi, poi, una chat diventa inutilizzabile per tutti, mentre un forum o una mailing list confina naturalmente il dibattito ad un thread (o pochi fork), mentre il resto della comunità continua a comunicare liberamente. Inoltre la possibilità di scherzare su un thread mentre si dibatte animatamente su un altro permette di mantenere di percepire la differenza fra il topic dibattuto e la relazione personale fra gli interlocutori.


                                                      La scelta di chi includere e chi escludere da Tech Worker Coalition è certamente vostra e legittima.

                                                      Ma visto il nome che avete scelto, sarebbe utile chiarirlo esplicitamente da qualche parte.

                                                      Io sono un Tech Worker, sono iscritto ad un sindacato della CGIL e mi aspeeterei da una coalizione di lavoratori come me di non venire scientemente escluso quando sarebbe così poco costoso permettermi di avvicinarmi, ad esempio mettendo un link ad una video conferenza sul sito.

                                                      Dunque sarebbe utile per chiarezza esplicitare questa scelta, non solo scrivendo quali categorie sono ben venute, ma sopratutto quali non lo sono.

                                                      E davvero, tale chiarezza giova a tutti, sia alla comunità che determina, sia a coloro che esclude, evitando lacerazioni, liti e grandi perdite di tempo.

                                                      Non c’è nulla di male nell’escludere di fatto chi non è, sotto qualsiasi dimensione, uguale ai membri che una comunità aspira ad attrarre (tipicamente simili a coloro che la dirigono). Ma tale eclusione deve essere esplicita, se non vuole danneggiare psicologicamente e socialmente gli esclusi.

                                                      Il problema son sempre gli altri, ve’?

                                                      Ad hominem? :-)

                                                      Comunque sì.

                                                      1. 1

                                                        il nostro livello di sicurezza è quello minimo di non venir osservati dai datori di lavoro dei presenti

                                                        Ancora una piccola cosa su questo.

                                                        Conosco 7 lavoratori (e lavoratrici) del nostro settore che usano TorBrowser per aggirare il proxy aziensale. A 4 ho spiegato io personalmente come usarlo (e come NON usarlo) perché parlandone fuori era emerso che nelle loro aziende il datore di lavoro tracciava la loro navigazione.

                                                        Non sono hacker.