1. 2

    Parole sante! Ma… fuck anche Gambe.ro? :P

    1. 2

      Eh, se non c’è il Glenlivet 17, direi di sì! ;-)

      1. -

        Se Gambero è una startappe col Marco Zuccherbergo italiano che usa il Macche Bucche Ultimo Modello trascurando i figli, allora sì.

      1. 2

        La mossa giusta al momento giusto

        1. 1

          …se il tuo scopo nella vita è conquistare il mondo…

          1. 2

            tutte le grandi aziende vogliono conquistare il mondo :D. A questo punto meglio NVIDIA che Oracle o Microsoft. Il mio commento ovviamente era rivolto ad NVIDIA, non agli utilizzatori.

            Spero che non faccia morire ARM come Oracle ha fatto morire Sun e come HP ha fatto morire Palm. Sono abbastanza dipendente da ARM, ho una miriade di serverini sparsi per casa.

            1. 1

              Oracle, Microsoft, Google, Apple, Nvidia… sempre lo stesso conquistatore è…

              1. 2

                Ne rimarrà solo uno…

        1. 4

          Io sto smanettando con k3s, una distribuzione Kubernetes minimale da Rancher. Ho messo in piedi un cluster di 4 nodi da zero in meno di un minuto. Lo sto usando per l’ambiente di sviluppo, ma la tentazione di usarlo anche per la produzione comincia a diventare sempre più grande.

          1. 2

            Sono anni che lo sostengo. Ed il problema non è nato con la didattica a distanza, c’è già da molti anni con l’utilizzo “forzato” dei prodotti Microsoft per i compiti scolastici. Non dimentichiamoci che gli eBook esistono da decenni, sono da anni ampiamente utilizzati nella scuola, ma quasi tutte le piattaforme supportano solo sistemi proprietari.

            Questi sono i risultati disastrosi dell’autonomia scolastica su tematiche importanti come le scelte tecnologiche, per le quali le singole scuole non hanno la competenza informatica necessaria per prendere scelte lungimiranti.

            1. 1

              Sono perfettamente d’accordo.

              le singole scuole non hanno la competenza informatica necessaria per prendere scelte lungimiranti

              Si direbbe però che non ce l’abbia nemmeno il Ministero dell’Istruzione.

              1. 2

                Si direbbe però che non ce l’abbia nemmeno il Ministero dell’Istruzione.

                Purtroppo è così. E non vedo soluzione all’orizzonte, se non quella di circondarsi di persone competenti, ma a quei livelli le cariche e le decisioni sono politiche e non tecniche.

            1. 2

              Non ho mai usato Kakoune ma se il tuo scopo é parsare codice per esempio per espandere degli snippets e se l’implementazione regex di Kakoune supporta l’operatore di back-reference con molta fatica potresti essere in grado di farlo.

              Ovviamente se puoi interfacciarti con un “vero” parser sarebbe la via piú comoda e meno error prone.

              1. 1

                È esattamente quello che avevo in mente, però non ho trovato risorse utili che suggerissero delle scorciatoie o tecniche comode per farlo (se non l’olio di gomito). Magari anche qualcosa che permetta di convertire da grammatiche libere a espressioni regolari con back-references.

                1. 2

                  Ma perché invece non usi un banalissimo parser per grammatiche libere? Perché questo accanimento terapeutico sulle espressioni regolari? C’è un motivo “di business” alla base della tua ipotesi di soluzione (regex a tutti i costi)?

                  Sono semplici domande le mie, magari hai un valido motivo per farlo.

                  1. 1

                    A parte il caso d’uso citato (ma c’è già un plugin per LSP, e presumo prima si passerà a quel modello, o a tree-sitter) non ho dei motivi veramente validi, ho aperto la discussione per esplorare le possibilità, dato che ad una prima ricerca su internet la mia domanda non è stata soddisfatta.

              1. 2

                parlo di espressioni regolari riferendomi alle implementazioni più diffuse, non a quelle rudimentali che lavorano solo con linguaggi regolari

                Le espressioni regolari riconoscono solo i linguaggi regolari, cioè quelli di tipo 3, non esistono espressioni regolari rudimentali ed “evolute”, quello che hai scritto è una contraddizione in termini.

                Nello specifico nessun linguaggio regolare potrà mai riconoscere, ad esempio, il bilanciamento delle parentesi (es. tante aperte quante chiuse), per quello servono almeno delle grammatiche libere da contesto cioè di tipo 2.

                Sono le basi della teoria dei linguaggi formali.

                1. 3

                  Per quanto la tua sia assolutamente la definizione da libro di testo, la maggior parte delle implementazioni di regex del nuovo millenio é in grado di riconoscere linguaggi piú espressivi di quelli regolari tramite la back-reference, vedi per esempio 0.

                  Quindi forse OP (con molto sudore) può riuscire nel suo intento.

                  1. 1

                    Per me non sono più espressioni regolari ma, come scritto nell’articolo, espressioni regolari estese. Riconoscono un’altra classe di linguaggi, quindi non sono la stessa cosa.

                    Un po’ come aggiungere le variabili ad un linguaggio funzionale e pretendere di continuare a chiamarlo linguaggio funzionale. Può essere etichettato come ibrido, ce ne sono tante di implementazioni di linguaggi misto imperativo-funzionali, ma non è un linguaggio funzionale puro, ha un altro nome.

                    p.s.: io mi sono laureato in informatica nel vecchio millennio, perdonate la mia impostazione teorico-intransigente, sono cresciuto a pane e Dragon Book! :D Sono un informatico ortodosso ed alla soglia dei 50 anni me lo posso permettere :P

                    1. 1

                      Non c’entro (hai risposto al posto mio a @pietro), ma ti ringrazio per l’articolo perché non ho ancora visto come funziona formalmente.

                  1. 6

                    Io ti aiuto pure ma non dire mai più parsificazioni.

                    Quello che vuoi fare probabilmente non lo vuoi fare con una regexp. Ti consiglio di guardarti come costruire un parser vero e proprio, ci sono tutorial in quasi ogni linguggio, sopratutto legati all’introduzione allo sviluppo di compilatori, ma talvolta anche semplicementne come parser statici che è qualcosa che ti interessa di più.

                    Io personalmente un lavoro del genere lo farei con i parser combinator di scala o haskell perché è un’astrazione che conosco, ma sicuramente in altri linguaggi trovi altre opzioni. Ma con le regexp ci muori mi sa.

                    1. 1

                      Concordo in toto. Fare un lavoro del genere con le espressioni regolari è probabilmente fattibile (o forse no, dipende da un po’ di fattori), ma il fatto che si possa fare non vuol dire sia una buona idea farlo. In questo caso, ci sono strumenti apposta che fanno il lavoro in modo più sano.

                      1. 1

                        Fare un lavoro del genere con le espressioni regolari è probabilmente fattibile

                        No! Non è fattibile, leggi la mia risposta precedente. Non cercate per favore di razionalizzare pigrego. È impossibile, punto. Non c’è da cercare su StackOverflow, basta leggere un qualsiasi testo di informatica che tratti di queste cose.

                        Per chi volesse approfondire l’argomento consiglio l’ottimo “Dragon Book”, di Aho, Sethi ed Ullman.

                      2. 1

                        Grazie del suggerimento, però ero già a conoscenza che non fosse l’approccio più comune e ragionevole. Ho aperto questa discussione proprio perché mi interessa il caso d’uso specifico delle espressioni regolari (con backreferences come suggerisce @fishinthecalculator), vuoi quando capita per limitazioni del software o vuoi per semplice curiosità.

                      1. 1

                        I margini su questi prodotti sono altissimi, non so quanto costano ai grossisti ma sicuramente ci sono ampi spazi di manovra per una riduzione dei prezzi, cosa che Apple ovviamente non può permettere in quanto il prezzo è uno degli aspetti caratterizzanti dei suoi prodotti che serve ad indirizzare una precisa fetta di mercato.

                        Comunque, anche se dovessero perdere, ad Amazon gli basta fare un tuning (cosa che già fa) degli algoritmi di ricerca per cambiare l’ordine e la modalità di esposizione dei prodotti in maniera da trarne sempre vantaggio.

                        1. 3

                          Interfacciamento con Minio da Python con decompressione al volo dei file compressi. Una goduria e di una semplicità disarmante.

                          1. 2

                            ma usando boto o qualcosa di diverso? Come la fai questa decompressione? è una feature di Minio o una roba tua?

                            1. 2

                              Roba mia ma usando semplicemente le librerie Minio e GZip disponibili su Python. Prima faccio uno stat dell’oggetto, se il content_type rivela un contenuto compresso (GZip) allora invece di accedere direttamente alla risposta di get_object() la “wrappo” attraverso gzip.GzipFile().

                              Dopo di ché leggo dallo stream.

                              Faccio prima a scriverlo che a descriverlo:

                              res = client.get_object(bucket, filename)
                              if "gzip" in client.stat_object(bucket, filename).content_type:
                                  res = gzip.GzipFile(fileobj=res)
                              

                              dopo di ché leggo da res (es. se file di testo con readline())

                          1. 2

                            Spero stiano scherzando, anche se temo siano seri.

                            1. 2

                              Un ottimo inizio, non c’è che dire

                              Beh, non tutti sono informatici. Che ti aspettavi, una pagina in MarkDown su GitHub? :D

                              Fosse solo quello il problema…

                            1. 5

                              È da decenni che Internet è piena di scam, solo che prima puntavano a soldi veri, ora (in realtà da tempo) si sono spostati (giustamente) sulle criptovalute.

                              Mi chiedo come si facca ad abboccare ancora a queste cose. Bill Gates, ad esempio, fa molta beneficienza e la fa spontaneamente, come si può pensare che la faccia solo se gli mandi criptovaluta non tracciabile? Come farebbe poi a scaricarla dalle tasse? :D

                              Aveva ragione Totò nel 1962…

                              Mi sono affacciato al mondo delle criptovalute (Ethereum) l’anno scorso, è un mondo complesso, ci sono migliaia di criptovalute diverse, molta merda (in gergo shitcoin) e molti truffatori. Bisogna effettivamente stare attenti, anch’io che ho una formazione scientifica comunque quando opero con le criptovalute mi muovo sempre con i piedi di piombo in quanto la cazzata è dietro l’angolo.

                              1. 1

                                Io invece le conosco da fine 2009, quando lessi il paper di Satoshi, andai sul canale ufficiale su Freenode, #bitcoin se ricordo bene, e feci qualche domanda per capire se mi era sfuggito qualcosa. Dalle risposte capii che era tutta fuffa.

                                Ammetto che non avrei mai pensato che si sarebbe trasformata in una truffa di queste proporzioni, ma era chiaro che non poteva funzionare per moltissime ragioni, tecniche ed economiche

                                A distanza di quasi 10 anni nessuno è riuscito a dimostrarmi il contrario.

                                Giusto qualche giorno fa: https://mobile.twitter.com/giacomotesio/status/1282308279255937026

                                1. 1

                                  Dalle risposte capii che era tutta fuffa.

                                  Mah, io ho usato gli ETH semplicemente come forma di pagamento per interagire con un servizio che operava esclusivamente con dei token Ethereum, ma alla fine sono stati estratti soldi veri, quindi non è TUTTA fuffa. Non vado certo a speculare o ad investire sull’ultima criptovaluta nata ieri, se uso criptovalute è solo ed esclusivamente per motivi tecnici e per cifre relativamente basse.

                                  1. 2

                                    E’ facile sottrarre calore ad un pentolino in ebollizione, fintanto che la fiamma è accesa.

                                    Ogni token rappresenta sostanzialmente la promessa di poter ingannare qualcun altro.
                                    Fin quando la gente ci crede, puoi scambiare byte per soldi (se accetti di ingannare qualcun altro, appunto).

                                    Ma la bolla sta già scoppiando: non a caso Facebook e Telegram stanno abbandonando le proprie criptovalute, non a caso vi sono vendite milionarie, non a caso molti sviluppatori iniziano a togliere la blockchain dai cv.

                                    I più furbi si stanno tirando fuori finché c’è ancora liquidità nel sistema.

                                    Ma quanti rimarranno col cerino in mano?

                                    1. 1

                                      Sono perfettamente d’accordo con te. Per me le criptovalute sono un po’ come i soldi del Monopoli o le fiches che compri entrando in un casinò. Finché le usi per divertirti, come ho fatto io o come semplice mezzo di pagamento, non è più pericoloso di giocare al lotto; anzi, al lotto hai la certezza della perdita a lungo termine. Vogliamo parlare di chi gioca in borsa investendo in azioni? Compri cosa? Effimere speranze affidate all’umore degli analisti finanziari?

                                      Anche i soldi contanti possono perdere il proprio valore, basti pensare alle crisi economiche che recentemente hanno colpito molti paesi anche in ambito europeo (es. Grecia).

                                      Riguardo il mio uso delle criptovalute: diciamo che mi hanno regalato delle fiche davanti al casinò di MonteCarlo, che fai, non entri? ;) Alla fine è tutto grasso che cola e non perdi nulla.

                                      1. 2

                                        diciamo che mi hanno regalato delle fiche davanti al casinò di MonteCarlo, che fai, non entri? ;)

                                        Sono felicemente sposato. ;-)

                                        1. 2

                                          :D Quando l’ho scritto non ho neanche minimamente pensato al doppio significato ita/fra!

                                          Giusto stamattina ho notato questa vignetta:

                                          https://www.bastardidentro.it/sites/default/files/styles/nullo/public/images/2/7/3/aiuta-il-mimo.jpg

                                          e di solito quando certe cose arrivano alla satira vuol dire che ormai hanno fatto il loro tempo.

                              1. 1

                                Da noi sono ormai quasi 5 anni che usiamo felicemente Mattermost, praticamente da quando è nato.

                                Lo usiamo come chat interna in una soluzione DevOps che ho architettato ed in gran parte sviluppato. In maniera automatica usando le API ci veicoliamo su canali dedicati le segnalazioni delle pipeline CI/CD e quelle dei malfunzionamenti rilevati dagli strumenti di monitoring.

                                Per noi e per i nostri clienti è fondamentale che la chat sia sui nostri data center, non possiamo usare soluzioni SaaS, per questo ci siamo rivolti a soluzioni open source che potevamo facilmente far partire in container Docker.

                                Zulip l’avevo visto, ma ormai eravamo andati su Mattermost. Sarebbe interessante dopo 5 anni di utilizzo di Mattermost fare un confronto con altre soluzioni.

                                1. 1

                                  L’articolo è focalizzato sul bug fixing ma il discorso è generale. Io quando sviluppo normalmente passo più tempo a pensare che a scrivere codice in quanto devo sempre trovare il modo migliore per fare una cosa, quello che neanche Donald Knuth potrebbe contestare (beh, esagero :-) ).

                                  Sul libro “The Mythical man-month”, che anche se vecchiotto vi esorto a leggere se non l’avete mai fatto, in una delle pagine introduttive dei capitoli compare questa frase:

                                  Good cooking takes time. If you are made to wait, it is to serve you better, and to please you.

                                  MENU OF RESTAURANT ANTOINE. NEW ORLEANS

                                  1. 2

                                    A me piace molto la dimensione, le proporzioni e l’idea.

                                    Vorrei però un solo schermo, ovviamente e-ink.

                                    E meno spazio di archiviazione, se servisse a far scendere il prezzo.

                                    1. 4

                                      Vorrei però un solo schermo, ovviamente e-ink

                                      Hai mai usato un e-ink? A parte il fatto che ha pochi colori, due o al massimo tre, poi è lentissimo, ha tempi di aggiornamento biblici rapportati ad uno schermo normale in quanto si basa su principi meccanici. Va benissimo per girare le pagine di un libro, è quello il suo uso, ma non per altro.

                                      Con un unico schermo e-ink ti scordi i video e tutto quanto necessiti di tempi rapidi di refresh; dopo mezz’ora che lo utilizzi come vorresti utilizzare un normale smartphone, lancerai il cellulare dalla finestra per disperazione :D

                                      1. 2

                                        No, in effetti; solo 2-3 colori mi sembrerebbe un passo in avanti, ma tempi di aggiornamento biblici no… :-)

                                    1. 2

                                      La dimensione mi sembra un dettaglio secondario, ma lo schermo e-ink sul retro sarebbe veramente interessante (ammesso che non riduca la solidità del telefono).

                                      C’era stata una società russa a sperimentare un prodotto simile, ma il software era troppo instabile.

                                      1. 2

                                        Si, ce l’aveva un mio collega al lavoro. Era uno schermo più piccolo sul dorso che, essendo e-ink, poteva permettersi di rimanere sempre acceso (in realtà gli e-ink non hanno il concetto di acceso spento, ma ci siamo capiti).

                                        Io leggo molto, avere un ebook reader sempre a portata di mano per me sarebbe utilissimo.

                                        Però questo significa niente cover, quindi più rischio in caso di cadute, a meno di non usare cover trasparenti che facciano passare il touch (ma sappiamo che le trasparenti dopo un po’ ingialliscono).

                                        Per quanto riguarda le dimensioni ovviamente è una questione di gusti, ma proprio il mese scorso ho cambiato cellulare aziendale e sono passado da un display da 5.2” ad uno da 4.7” e mi trovo molto meglio. Più maneggevole, meno ingombrande, più pratico, anche se ho sacrificato le dimensioni (ma io col cellulare più che altro ci telefono, non sono più un adolescente che ci fa tutto fuorché telefonare)

                                      1. 2

                                        L’isteria della neolingua orwelliana

                                        Bah, avere del software che parla letteralmente di “padroni” e “schiavi” non mi sembra molto di buon gusto.

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                                          Bah, avere del software che parla letteralmente di “padroni” e “schiavi” non mi sembra molto di buon gusto.

                                          Eliminassero prima la schiavitù (vera) nel mondo, poi pensassero a quella (finta) nel software.Non basta rinominare una variabile (che tra l’altro non si è mai lamentata) per risolvere i problemi di razzismo e schiavitù.

                                          E comunque fino a quando non ce l’hanno fatto notare, almeno io non ho mai collegato questi termini a connotazioni razziste.

                                          Per esempio, in fisica il bianco è la presenza di luce su tutto lo spettro, in pratica la presenza di tutti i colori, mentre il nero corrisponde all’assenza di ogni tipo di onda luminosa. Quindi in questo caso ha perfettamente senso mantenere white list e blacklist, sono termini azzeccatissimi, che c’entra il razzismo?

                                          A questo punto eliminiamo anche la distinzione tra bit alti e bit bassi: perché questi ultimi devono essere sempre bistrattati? Ed la condizione di errore o pericolo rappresentato dal colore rosso? Ce l’abbiamo ancora con gli indiani pellerossa?

                                          1. 1

                                            che c’entra il razzismo?

                                            C’entra che incidentalmente, ciò che è scuro, in tante culture e religioni (in primis quella cristiana) è cattivo e ciò che è chiaro è buono. Da millenni. E questo si porta dietro conseguenze enormi, falsi dualismi e forma pregiudizi, radicati nel linguaggio e nel subconscio, verso tutto ciò che è scuro. Blacklist non viene dalla fisica, ma viene dall’idea che ciò che è scuro è sbagliato, negativo, mortifero, pericoloso.

                                            1. 2

                                              Ripeto che secondo me il razzismo non si elimina rinominando una variabile. Questa iniziativa servirà solo a mettere a posto le coscienze degli ipocriti.

                                              1. 1

                                                Non mi sembra che nessuno stia implicando un nesso di causa ed effetto tra le due cose. Perché pensi che quello sia l’obiettivo?

                                                1. 2

                                                  @pietro descriveva un effetto, non un obiettivo consapevole.

                                                  Il conformismo non è mai un obiettivo esplicito di chi lo persegue. Necessita SEMPRE di una copertura che convinca la maggioranza dei gregari.

                                              2. 1

                                                Avevo letto tempo fa che questa correlazione sembra dipendere dalla latitudine.

                                                Allontanandosi dall’equatore, il freddo ed il buio procurano dolore e morte, mentre il calore e la luce procurano piacere e vita. Nel mondo contemporaneo, venendo meno l’esperienza condivisa che li correlava in modo evidente, qualsiasi attribuzione di significato appare equivalentemente credibile. E facile da strumentalizzare.

                                            2. 3

                                              Lo è sempre stato perché i “padroni” e gli “schiavi” in questione non sono esseri umani, né lo sono mai stati. Se un segnale elettrico o un componente software sono “padroni” di “schiavi”, nessun essere umano viene leso o insultato o schiavizzato, al contrario, viene servito e ubbidito. Cambiare gergo non cambierà i fatti.

                                              Quella che è in corso è una guerra ideologica della cultura “B” contro la cultura “A”. È spettacolare - e preoccupante, aggiungo io - che tale guerra abbia indotto perfino Torvalds a prendere iniziativa. Anche nel famoso 1984 di George Orwell il totalitarismo aggiustava le parole allo scopo di imporre un’ideologia.

                                              1. 2

                                                Sono ormai 5 anni che le PA hanno a disposizione cloud italiano all’interno del contratto SPC.

                                                “Oggi noi ci approvvigioniamo di risorse di cloud per l’80% da extra Ue”

                                                Siamo sicuri di questi numeri? Inoltre: per quale motivo lo fanno, visto che ormai tutti i principali cloud provider hanno la possibilità di allocare risorse all’interno dell’UE?

                                                1. 2

                                                  ormai tutti i principali cloud provider hanno la possibilità di allocare risorse all’interno dell’UE

                                                  Esatto, molti hanno anche già clausole contrattuali per mantenere i dati in datacenter già con granularità nazionale (oltre che EU come detto), quindi direi che anche lí saremmo coperti.

                                                  1. 4

                                                    Il problema è che la copia o il trasferimento dei dati non lasciano traccie: possono scrivere qualunque cosa sui comtratti per tranquillizzare quanti ne capiscono come un politico medio o un avvocato medio, tanto nessuno sarà mai in grado di dimostrare che li abbiano semplicemente violati.

                                                    Quanto alla questione territoriale è divertente che si imponga ai GAFAM di fare quanto farebbero comunque per ovvie ragioni di latenza.

                                                    Il “cloud” (termine quanto mai azzeccato nella sua fumosità), è distribuito territorialmente ma centralizzato amministrativamente.

                                                    Il fatto che il data center che contiene un dato sia in Europa non significa nulla: è sempre ad un singolo scp di distanza dagli Stati Uniti.

                                                    Una potenza militare straniera cui affidiamo l’infrastruttura delle telecomunicazioni europee, la pubblica amministrazione, le scuole, i volti, le voci, i voti dei nostri figli…

                                                    A volte mi chiedo se sia più semplice portare l’europa ad aprire gli occhi su queste gravi (ed evidenti) vulnerabilità strategico militari o convincerla a consegnarsi interamente agli Stati Uniti, chiedendo l’annessione E il diritto di voto.

                                                    1. 6

                                                      Come ho già detto nel post precedente, sono ormai 5 anni che la Pubblica Amministrazione ha a disposizione un cloud italiano.

                                                      Ma poi fosse solo quello: vogliamo parlare delle email? Su quali server pensi che transiti quasi tutto il traffico di email del mondo? (domanda retorica, lo so che lo sai). Vogliamo parlare dei prodotti Microsoft che gli insegnanti si ostinano a far usare (e quindi comprare) ai nostri figli?

                                                      Ritorniamo in tema di scuola, che mi sa abbiamo entrambi figli in età scolare: non appena le scuole hanno avuto carta bianca dal governo sulla didattica a distanza, a scuola di mia figlia si sono sbizzarriti. Un prof Skype, uno Telegram, un altro WhatsApp, uno Zoom e chi più ne ha più ne metta. Poi è venuta la G Suite e tutti i dati dei nostri figli se li è ciucciati Google, una delle multinazionali americane che giocano in maniera più sporca con i dati personali.

                                                      Bella roba!

                                                1. 1

                                                  Quindi non ha conseguito studi universitari?

                                                  1. 4

                                                    Pessima idea.

                                                    1. 1

                                                      haha

                                                      1. 2

                                                        Ne riparliamo fra 10 o 15 anni.

                                                        1. 1

                                                          Perdonami se mi intrometto ma sono curioso, cosa intendi?

                                                          1. 4

                                                            Beh, io sono un architetto software autodidatta. Ho imparato tutto ciò che so studiando autonomamente. Grazie alla mia curiosità ho sempre imparato tutto ciò che mi serviva molto più rapidamente e più profondamente degli altri.

                                                            Peraltro ho anche frequentato alcuni anni Scienze Politiche con una buona media (28) ma, proprio come Dario, ho pensato che una laurea non mi sarebbe servita a molto. D’altronde lavoravo già anche e guadagnavo molto bene.

                                                            Ma ho sbagliato, per innumerevoli ragioni.

                                                            Anzitutto certi lavori mi sono preclusi, indipendentemente dalla mia preparazione. Ad esempio non potrei insegnare in un’Università. Ed a parità di competenze, mi viene sempre offerto uno stipendio minore dei miei amici ingegneri. Anzi, per la verità all’ inizio mi viene sempre offerto uno stipendio inferiore anche quando ho competenze molto maggiori, semplicemente perché chi mi intervista, laureato, non riesce a cogliere la differenza di esperienza.

                                                            È stato però divertente, qualche volta, essere invitato a parlare accanto a noti professori universitari a presentarmi come umile programmatore. È successo per esempio alla Bicocca, quando sono stato invitato ad un Expert Week sull’intelligenza artificiale.

                                                            La laurea poi non è solo un pezzo di carta: molte cose che io ho imparato sbattendo il naso, vengono insegnate comodamente a lezione.

                                                            Certo: è anche vero che la laurea garantisce solo una formazione minima ed è vero che molti laureati si fermano a quella. Così come è vero che non tutte le università sono uguali quanto a preparazione fornita. In Italia abbiamo eccellenze come il Politecnico di Torino, ma la media per le materie tecniche… lascia un po’ a desiderare.

                                                            Ma, per esperienza, abbandonare gli studi per il lavoro è una scelta tanto più miope quanto più talentuoso è chi la compie.

                                                            Va bene per i figli di papà, che hanno meno talento che soldi.

                                                            1. 5

                                                              La laurea poi non è solo un pezzo di carta: molte cose che io ho imparato sbattendo il naso, vengono insegnate comodamente a lezione.

                                                              Hai colto perfettamente il segno: all’Università non si insegna nulla che non si possa imparare da autodidatta, ma uno studente universitario passa 4-5 anni della sua vita full time ad imparare quello che un lavoratore non potrà mai acquisire per semplice mancanza di tempo. Nessun datore di lavoro ti darà mai 4-5 anni di aspettativa e spalmare un’intera formazione universitaria durante l’orario di lavoro necessiterebbe di due vite. Per non parlare degli stimoli che un ambiente lavorativo non potrà mai fornire, a meno di non lavorare in un ambito di ricerca.

                                                              Io mi sono laureato in Scienze dell’Informazione alla fine degli anni ‘90 a Pisa, ho fatto anche un po’ di ricerca al CNR, ho respirato l’ambiente della Normale, e dopo più di 20 anni di lavoro devo dire che senza la formazione universitaria non sarei dove sono ora. Le altre materie studiate, analisi, algebra, fisica, geometria, calcolo numerico, ecc. sono fondamentali per acquisire una “forma mentis” che predispone ad un certo tipo di approccio che spesso fa la differenza. Ho sfruttato in ambito lavorativo nozioni acquisite in ambito universitario per risolvere problemi con mezza giornata di lavoro, cosa che altrimenti avrebbe necessitato di mesi senza peraltro neanche minimamente raggiungere lo stesso livello di qualità.

                                                              Certo: è anche vero che la laurea garantisce solo una formazione minima ed è vero che molti laureati si fermano a quella.

                                                              Infatti, un universitario che si ferma alle nozioni imparate all’università, dopo solo un paio di anni di lavoro non è più distinguibile dagli altri, anzi rimarrà inesorabilmente indietro. Io ho imparato un sacco di cose in più di 20 anni di lavoro, ma lo zoccolo duro della formazione universitaria è qualcosa di prezioso che mi porto e mi porterò sempre appresso.

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                                                                La laurea poi non è solo un pezzo di carta: molte cose che io ho imparato sbattendo il naso, vengono insegnate comodamente a lezione.

                                                                Questa è una cosa che io, da laureato in Informatica, ho notato moltissimo in colleghi ed ex colleghi che non avevano una formazione universitaria. Per il 90% del tempo (se non di più), non c’è una vera differenza tra chi ha avuto una (buona) formazione universitaria specifica e chi non l’ha avuta, ma in quel restante 10% la formazione ti salva il progetto e la salute.

                                                                1. 3

                                                                  Ti ringrazio per la risposta!

                                                                  Sono anch’io uno di quegli studenti con un piede di qua e uno di là e sentirsi dire queste cose fa sempre bene, la tentazione di mollare gli studi nonostante manchino relativamente pochi esami è tanta.

                                                                  1. 2

                                                                    Resisti.

                                                                    La conoscenza è il migliore investimento possibile: nessuno te la può sottrarre.

                                                                    Ma impara anzitutto ad imparare, a comprendere oltre che capire. Perché la laurea ti aiuterà a guadagnare di più e ti aprirà molte porte che senza rimarrebbero chiuse. Ma non ti renderà, di per sé, competente.

                                                                    Se non vuoi diventare l’ennesimo burattino nelle mani del lobbista di turno (se tu sapessi quanti ne ho incontrati nel mondo finanziario!) devi imparare a pensare con la tua testa, a studiare le tecnologie che nessuno vende, a mettere in discussione le mode e l’hype etc…

                                                                    Una laurea non ti protegge dalla blockchain, per esempio. E se studi solo per passare gli esami, finirai a truffare la gente con ICO e cose simili. Mentre se comprendi un minimo di crittografia, no.

                                                                    In bocca al lupo! :-)

                                                        2. 2

                                                          Si, non ho la laurea e non mi è mai servita a livello lavorativo. Attualmente sto studiando Computer Science, inizierò a Settembre il terzo e ultimo anno.

                                                        1. 3

                                                          Ora, non per essere volgare, ma Google Assistant sul telefono di mia moglie (sul mio no, per motivi ignoti, pur avendo lo stesso modello) risponde ai più improbabili, e inappropriati, rumori corporei.

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                                                            Io una volta ho detto “OK amore” ed è partito. Brrr

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                                                              Noi abbiamo bandito la parola “OK”, perché partire Google Assistant tutte le volte.

                                                              1. 1

                                                                Noi abbiamo bandito completamente Google, Siri ed Alexa.

                                                                1. 2

                                                                  Io ho un rapporto molto conflittuale con gli assistenti vocali. Ho un difetto di pronuncia molto marcato, che li manda puntualmente in vacca (ad esempio, non potrei usare Alexa neanche se volessi, perché non riesco a chiamarla) e scarsissima pazienza. Però da quando ho iniziato ad usarle Android Auto in macchina la mia vita è migliorata molto e, odiando guidare ma essendo condannato a farlo un sacco, qualsiasi piccola miglioria è una manna.

                                                                  La cosa che mi lascia costantemente perplesso è che io sono riuscito a disabilitare Google Assistant sul mio telefono tranne quando uso Android Auto, ma la stessa operazione sul telefono di mia moglie non ha dato alcun risultato. Di conseguenza, qualsiasi database usino per registrare le conversazioni con Google Assistant, è pieno di bestemmie e miei sbrocchi. Spero ci si divertano, almeno loro, che la mia pazienza sta iniziando a cedere.