1. 1

    Io sto concludendo un progetto universitario e ne inizierò finalmente un altro, spero più interessante, in cui cercherò di implementare l’algoritmo PageRank in Julia.

    1. 2

      Wow, come mai proprio quell’algoritmo e proprio in Julia?

      1. 3

        L’algoritmo ha una formulazione che trovo particolarmente elegante come ricerca dell’autovalore dominante, e in un paper scritto da professori della mia università si trova una formulazione altrettanto elegante come risoluzione di un sistema lineare sparso. Julia mi piace come linguaggio e lo trovo una soluzione promettente ma non ancora abbastanza sfruttata per chi fa matematica computazionale, anche il mio professore si è mostrato interessato.

        1. 2

          Ho capito… Quali sono le features di Julia che sono appealing nel dominio matematico? Anche, pianifichi di usare i Julia jupiter notebook?

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            Sostanzialmente il fatto che sia una sorta di MATLAB creato con un approccio moderno e la possibilità di scrivere non solo funzioni e procedure ma anche potenzialmente servizi REST o RPC. Inoltre Julia ha il supporto di diversi package per l’ottimizzazione e il machine learning molto interessant.

            Ad un Jupiter Notebook ci avevo pensato, ma la struttura della relazione che avevo in mente era con un’ampia trattazione teorica prima e il codice poi, quindi il gioco non vale la candela.

    1. 1

      Quello che non capisco e’ il focus di TWC sui “workers’ inquiry”: qual’e’ il procedimento ideale che si vuole incoraggiare? Avere persone che, in aziende diverse, vanno dai propri colleghi e dicono “ehi, vuoi venire ad una serata tra colleghi in cui si parla dei disagi dell’azienda?”? E poi, da li’, si va assieme ad un meeting di TWC? Non ha piu’ senso per TWC organizzare dei ritrovi grandi in cui intercettare direttamente piu’ persone possibili e usare quelle come sessioni di discussione primarie?

      1. 1

        L’inquiry viene usata in molti modi diversi. Sessioni interne a TWC, sessioni interne alle aziende organizzate da gente di TWC, sessioni interne alle aziende organizzate dai dipendenti. TWC non è un’organizzazione di massa, ma un’organizzazione di organizzatori. “portare gente in TWC” non è un obiettivo primario, a meno che non siano interessati a fare attivismo e organizzione direttamente. Il grosso dei risultati di TWC non ha il cappellino “TWC” ma viene promosso come organizzazioni interne alle aziende, vedi i vari scioperi in Google, Facebook e Microsoft, o le varie organizzazioni satellite, tipo quella dei dipendenti Amazon per l’ambiente.

        1. 2

          Il grosso dei risultati di TWC non ha il cappellino “TWC” ma viene promosso come organizzazioni interne alle aziende

          Ma quindi, non e’ un obbiettivo di TWC costituire un sindacato riconosciuto dalle leggi dei vari stati, con i relativi diritti e doveri?

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            No anzi, molti chapter hanno nel loro statuto o comunque nelle dichiarazioni di intenti di non volersi costituire come organizzazioni riconosciute dalla legge. Per quello TWC interagisce coi sindacati riconosciuti. Lo facciamo anche a Berlino, ma non ci sogneremmo di definirci come qualcosa di equivalente.

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              Ma perche’? Non e’ limitante? E sbagliato, secondo te, proprio da un punto di vista ideale? Cioe’, c’e’ qualcosa del sistema dei sindacati che si rifiuta, che si considera sbagliato, o cos’altro?

              1. 1

                Il sistema dei sindacati non è sbagliato, finché non diventa corrotto o uno strumento di controllo dei lavoratori, tipo i sindacati di polizia o quelli cattolici qui in Germania. Hanno il loro ruolo, alcuni lo svolgono bene, altri meno. Il ruolo di Tech Workers Coalition è complementare e simbiotico. Coi sindacati ci si parla e ci si aiuta, ma non si è pari.

                Rimanere fuori dalle regolamentazioni vuol dire poter far cose che i sindacati non possono fare. Motivo per cui, ad esempio ci sono interi sindacati pseudo-tradizionali, sopratutto anarchici, che non richiedono lo status di sindacato.

                Nel caso di TWC c’è un fondamento ideologico in questo: costituirsi in un’organizzazione vuol dire irrigidirsi, vuol dire essere un bersaglio più facile, vuol dire fallire nel mimare la rapidità e l’agilità (intesa come “agility” della metodologia “Agile”) delle strutture che si vogliono distruggere. I sindacati tradizionali non cambiano più lentamente del mercato del lavoro perché la loro direzione è ingenua (non solo, perlomeno) ma perché la loro struttura interna non è sufficiente prona alla ricostruzione continua necessaria per tenere il passo con la ricostruzione continua delle relazioni di potere nel mondo del lavoro.

                Questo è anche il motivo per cui TWC non ha una direzione internazionale né vuole costituirsi come una struttura verticale internazionale: ogni chapter deve essere fluido a sufficienza da adattarsi al contesto locale e una struttura verticale impedirebbe tale fluidità.

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                  Premetto che ho avuto contatti con TWC in altre parti del mondo. Sono ancora interessato ma non sono troppo attivo per N motivi (alcuni forse possono trasparire da cio’ che scrivo).

                  Rimanere fuori dalle regolamentazioni vuol dire poter far cose che i sindacati non possono fare. Motivo per cui, ad esempio ci sono interi sindacati pseudo-tradizionali, sopratutto anarchici, che non richiedono lo status di sindacato.

                  Qui, mi piacerebbe sapere effettivamente a che sindacati ti riferisci (anche tedeschi), per capire meglio. Certo, nessuna organizzazione “richiede” la status di sindacato, ma esserlo ti permette di fare cose che altrimenti non puoi fare (e secondo me e’ giusto cosi’). Anche se guardi alla tradizione “anarchica” dei sindacati, in realta’ molti si costituiscono comunque come sindacati riconosciuti (io onestamente direi quasi tutti), prendi IWGB in UK, o anche cose piu’ nuove e settoriali tipo “United Voices of the World”. Certo, operano in un modo anche molto diverso da altri sindacati (eg. anche i leader full time di IWGB prendono living wave + 1gbp per ora) ma essendo sindacati riconosciuti possono offrire tante cose ai loro affiliati che altrimenti non potrebbero offrire, e queste cose sono, secondo me, utili e necessarie a molti lavoratori dell’industria (non a caso btw, Game Workers Unite in UK e’ ora una branca di IWGB).

                  Nel caso di TWC c’è un fondamento ideologico in questo: costituirsi in un’organizzazione vuol dire irrigidirsi, vuol dire essere un bersaglio più facile, vuol dire fallire nel mimare la rapidità e l’agilità (intesa come “agility” della metodologia “Agile”) delle strutture che si vogliono distruggere. I sindacati tradizionali non cambiano più lentamente del mercato del lavoro perché la loro direzione è ingenua (non solo, perlomeno) ma perché la loro struttura interna non è sufficiente prona alla ricostruzione continua necessaria per tenere il passo con la ricostruzione continua delle relazioni di potere nel mondo del lavoro.

                  Secondo me questa si rivelera’ una “fregnaccia” (e pure molto presto): i sindacati attuali non e’ che non si sono adattati per la loro struttura, visto che hanno strutture anche molto diverse, ma per l’incapacita’ generale di poter attrarre, tutti, nuovi tipologie di lavoratori, per ragioni che non posso essere ricondotte alle tradizioni sindacali (visto che che ce ne sono di tutte i colori e nessuna ce l’ha fatta) ma forse per motivi piu’ sociali ed economici. Ammettendo che TWC e’ portato avanti da persone che invece sanno intercettare questi lavoratori, avrebbe senso che siano loro a colmare questo gap, anche perche’ altrimenti e’ potenzialmente ancora peggio, ovvero: una associazione che ha supporto forte ma che e’ “monca” quando deve gestire certe operazioni (una comune: severance package in caso di licenziamenti) e che deve rivolgersi a sindacati terzi che pero’ sono rimasti “al palo”…

                  Questo è anche il motivo per cui TWC non ha una direzione internazionale né vuole costituirsi come una struttura verticale internazionale: ogni chapter deve essere fluido a sufficienza da adattarsi al contesto locale e una struttura verticale impedirebbe tale fluidità.

                  Pero’ la struttura federativa non impedisce di crearti, in ogni paese, come sindacato, magari facendo la branch di uno esistente che le persone di quel paese considerano essere il migliore, no? A me sembra che invece siano proprio “non liquidi”, perche’ sembrano imporre l’idea “no sindacato” in ogni paese…

                  Al momento, non mi sembra che TWC abbia avuto “successo” (per quanto siano stati dei grandi comunque a partire eh), le petizioni e gli scioperi “giustificati” (perche’ molti di quelli che si sono fatti, ad esempio a Google, di fatto lo erano) sono un po’ poco, la presenza di delegati sindacali riconosciuti in molte aziende tech, invece, magari supportati da iscritti con ruoli trasversali (dal videomaker “precario” al manager di engineering) cambierebbe un po’ tutto.

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                    Qui, mi piacerebbe sapere effettivamente a che sindacati ti riferisci (anche tedeschi), per capire meglio Per esempio: https://en.wikipedia.org/wiki/Free_Workers%27_Union

                    Wikipedia lo fa passare come molto più piccolo di quel che è, però qua a Berlino è ovviamente molto presente e dopo Ver.di e IG Metall, è il terzo sindacato più rilevante. Chiaramente è minoritario, ma molto di impatto.

                    Certo, nessuna organizzazione “richiede” la status di sindacato, ma esserlo ti permette di fare cose che altrimenti non puoi fare (e secondo me e’ giusto cosi’). Anche se guardi alla tradizione “anarchica” dei sindacati, in realta’ molti si costituiscono comunque come sindacati riconosciuti (io onestamente direi quasi tutti), prendi IWGB in UK, o anche cose piu’ nuove e settoriali tipo “United Voices of the World”. Certo, operano in un modo anche molto diverso da altri sindacati (eg. anche i leader full time di IWGB prendono living wave + 1gbp per ora) ma essendo sindacati riconosciuti possono offrire tante cose ai loro affiliati che altrimenti non potrebbero offrire, e queste cose sono, secondo me, utili e necessarie a molti lavoratori dell’industria (non a caso btw, Game Workers Unite in UK e’ ora una branca di IWGB).

                    Su questo non ci piove. Ma di nuovo: sindacati ne esistono e hanno cash e strutture organizzative che non ha senso reinventarsi da zero. Con tutti i problemi della CGIL e la loro lentezza, mi sembra più utile sfruttarli che ignorarli.

                    Secondo me questa si rivelera’ una “fregnaccia” (e pure molto presto): i sindacati attuali non e’ che non si sono adattati per la loro struttura, visto che hanno strutture anche molto diverse, ma per l’incapacita’ generale di poter attrarre, tutti, nuovi tipologie di lavoratori, per ragioni che non posso essere ricondotte alle tradizioni sindacali (visto che che ce ne sono di tutte i colori e nessuna ce l’ha fatta) ma forse per motivi piu’ sociali ed economici. Ammettendo che TWC e’ portato avanti da persone che invece sanno intercettare questi lavoratori, avrebbe senso che siano loro a colmare questo gap, anche perche’ altrimenti e’ potenzialmente ancora peggio, ovvero: una associazione che ha supporto forte ma che e’ “monca” quando deve gestire certe operazioni (una comune: severance package in caso di licenziamenti) e che deve rivolgersi a sindacati terzi che pero’ sono rimasti “al palo”…

                    Di nuovo, il ruolo di TWC non è quello. Intendiamoci: le stesse persone che al martedì fanno TWC, al mercoledì magari sono sindacalisti part-time o fanno altre forme di attivismo. Questo ricade nella stessa idea di fluidità di cui si parlava prima. Saper cambiare il cappellino a seconda del contesto è importante e con un solo cappellino non si può far tutto. TWC ha una comunicazione forte perché può permettersi di inventarsi cose nuove e andare a kamikaze su varie questioni perché non deve preoccuparsi di un milione di cose di cui si dovrebbe preoccupare un sindacato tradizionale: fare cassa, fare lobbying, formare i sindacalisti, coordinarli ecc ecc. Chiamalo decoupling se vuoi.

                    Per me avere tante identità separate dietro un’azione comune è fondamentale ed è irrinunciabile. Avere una sola identità vuol dire non potersi contraddire, vuol dire affermare una sola verità e avere una sola posizione. In un mondo in cui le forze della reazione, siccome dettano loro le regole di cosa è vero e cosa no, posso permettersi di dire una cosa e il suo contrario, un’organismo (composto di tante organizzazione) deve poter allo stesso modo esprimere molteplici verità, incorporare molteplici punti di vista anche contraddittori e muoversi più veloce dell’avversario.

                    Esempio di contraddizione irrisolvibile all’interno di TWC: rimanere nelle corporation e cambiarle o fondare cooperative che costruiscano un nuovo tipo di tecnologia? TWC non può sostenere entrambi i punti di vista. TWC dice: rimanere e combattere. Le stesse persone di TWC, quando serve, si mettono il cappellino di un’altra organizzazione e ti dicono: “le cooperative sono importanti, ripensate la vostra carriera per andare in quella direzione”. Questo vuol dire che quello che per una singola organizzazione verticale è una debolezza (disperdo le forze se dico di fare due cose diverse), in un’organizzazione diffusa è un punto di forza (a chi è nelle corporation dico di rimanere e combattere, a chi è fuori, o magari in Europa/India/Africa dico di fare le cooperative).

                    Pero’ la struttura federativa non impedisce di crearti, in ogni paese, come sindacato, magari facendo la branch di uno esistente che le persone di quel paese considerano essere il migliore, no? A me sembra che invece siano proprio “non liquidi”, perche’ sembrano imporre l’idea “no sindacato” in ogni paese…

                    Nessun chapter può veramente impattarne un altro. Anche a fronte di politiche molto divergenti o forte isolamento, nessun chapter si interessa veramente di cosa fanno gli altri fintanto che non devono far domande su come gestire problemi specifici. Quindi se un chapter TWC diventa un sindacato e lo giustifica con: “Qua ci serve questo, venite a lavorare a Casalpusterlengo e capirete che quel che serve è un sindacato istituzionale”, nessuno si sognerebbe di venirti a dire granché. Fluidità vuol anche dire non andare a spiegare ad altri come funziona il loro contesto. Non mi sembra comunque il caso dell’Italia.

                    Al momento, non mi sembra che TWC abbia avuto “successo” (per quanto siano stati dei grandi comunque a partire eh), le petizioni e gli scioperi “giustificati” (perche’ molti di quelli che si sono fatti, ad esempio a Google, di fatto lo erano) sono un po’ poco, la presenza di delegati sindacali riconosciuti in molte aziende tech, invece, magari supportati da iscritti con ruoli trasversali (dal videomaker “precario” al manager di engineering) cambierebbe un po’ tutto.

                    Su questo c’è un punto di tensione strutturale abbastanza forte: le “vittorie” che TWC usa per promuoversi non sono vere vittorie agli occhi di nessuno con una formazione di class theory o labor theory. Però raccontano una storia che agli informatici piace. Di vittorie però ce ne sono: tante e piccole, locali, che non fanno i titoloni (a parte Kickstarter che si è sindacalizzata e CWA che entrata nel gaming). Per dire, qui a Berlino abbiamo supportato un tot di lavoratori nell’organizzare dei workers’ council in azienda (una roba tedesca, istituzionale ma figa). Ovviamente questo non lo puoi mettere su nessun giornale, son cose piccole. Ma quando iniziano ad essere una grande vittoria? Quando ne hai 100? 1000? TWC in USA di vittorie piccole ne accumula tutti i giorni, senza metterci il logo sopra. Porta un cambiamento diffuso e non necessariamente facile da vedere. Ma il tempo del sindacalismo eroico secondo me è finito con lo sciopero dei minatori in UK. Non si farà mai più in occidente uno sciopero del genere e quella volta fu sconfitta. Da lì ogni scontro frontale vuol dire sconfitta. Serve un lavoro meno visibile, più indiretto, che operi negli spazi in cui le forze della Reazione non sanno o non possono guardare. Almeno per un po’, almeno in questo ambito.

      1. 4

        Esperienza personale: ho usato/uso TeX ogni tanto quando devo interfacciarmi con la “ricerca” (conf o simili). La mia esperienza e’ che il 98% di ricercatori, professori, professionisti, dalle istituzioni piu’ scarse a quelle migliori, usano TeX con catene di accrocchi, e ogni paper anche di conf grandi (Siggraph etc) finisce con “vspace” o simili messi nei posti piu’ impensabili sperando che il pdf “venga giusto”, e via :D

        Sono felice ovviamente di scoprire che c’e’ gente che veramente lo usa sempre con cognizione di causa! Pero’ era per dire, e’ imporante capire le basi ma non sentirti “inadeguato” se cominci ad avere problemi, perche’ possono essere molto piu’ comuni di quanto tu possa pensare.

        1. 2

          Non ho capito il paragone, hai paragonato diversi job title legati allo sviluppo SW vs cosa?

          1. 1

            Ci sono vari punti molto sbagliati, tra le soluzioni… Spero un giorno di avere tempo di mettere giu’ le mie idee.

            1. 4

              Ho il sospetto che anche tu vivi in quel Biafra informatico che è l’Italia “a sud di Roma”.

              Da queste parti (e non siamo neanche troppo a sud) c’è ancora tutto un mercato di programmatori Java a cinquecento euro mensili in nero, settecento-ottocento quando sei fortunato.

            1. 5

              Volevo scrivere un lungo commento sotto l’articolo estremamente markettaro “come lavorare da remoto come developer” che era passato qui qualche tempo fa, ma non ne ho avuto il titolo. Sono molto felice che qualcuno abbia avuto il tempo di scriverlo comunque, a volte il web riesce ancora a sorprenderti.

              Per inciso, l’esperienza di solitudine descritta soprattutto all’inizio di questo articolo e’ quella che molti miei amici/conoscenti che fanno i “digital nomads” hanno vissuto, alcuni chiudendola, altri adattandosi. Per non parlare del fatto che non e’ solo che a volte non si riesca ad “appartenere” ad un certo posto, a volte si e’ proprio odiati dai “locali”, dai quali si puo’ venire considerati il motivo dell’aumento degli affitti o costi (visto che, ovviamente, se si vive a granada con uno stipendio da quasi silicon valley si puo’ spendere molto di piu’), senza anche dare nulla di stabile in cambio visto che si e’ sempre con un piede “fuori”, non si pianifica di stare 25 anni e magari aiutare al doposcuola del quartiere o che ne so.

              1. 3

                Secondo me si possono fare ragionamenti a più livelli. Quello che dici tu lo condivido 200%, il “nomadismo digitale” per come è proposto ha un approccio molto predatorio sulle comunità - arrivo, consumo, vado.

                D’altra parte, il lavoro remoto è una grande opportunità per rompere il vincolo che da 200 anni distrugge le comunità, facendo spostare le persone verso i centri cittadini. In un paese come il nostro, pieno di piccoli centri diffusi a macchia di leopardo sul territorio, un movimento di ri-decentramento potrebbe avere effetti positivi proprio sul tema della costruzione della comunità.

              1. 4

                Ciao Giulio, ovviamente in bocca al lupo! 2 domande veloci ma molto difficili:

                • Io non sono in Italia da molti anni, ma ricordo che c’erano e ci sono delle realta’ legate ad ambiti simili a quelli in cui volete operare, e anche con obiettivi simili (eg. rete hackit/hackmeeting). Cosa vi sentite di avere in piu’ di loro, if anything?
                • A volte penso che alcuni temi socio-tecnologici per un paese come l’Italia siano semplicemente “troppo avanti”: esempio, il movimento “platform co-op” e’ interessante per paesi/citta’ con molte aziende IT in sviluppo a cui si vuole proporre un modello di gestione alternativa, ma in Italia, che non ha neppure le aziende “non coop” sviluppate di successo, ha senso? Che ne pensi?
                1. 3

                  Ciao! Grazie mille. Allora

                  1. Non voglio fare nomi o criticare, ma il progetto è nato proprio per superare i limiti (limiti secondo noi, poi ognuno segue il progetto che gli piace di più) delle formazioni di questo tipo esistenti. Pensiamo di essere diversi o di risolvere certi problemi di impostazione secondo queste linee: -Comunicazione online e iniziative offline comprensibili per tutti. Per quanto ci provi e per quanto possa avere senso che sia così, Hackmeeting (cito un esempio che hai citato tu) è per gli smanettoni/hacker -Cognizione della necessità di essere multidisciplinari: non c’è una professione o ambito che privilegiamo. -Un’analisi del contesto socio-politico ampia e approfondita, che ha impostato poi i fuochi di interesse e le pratiche di azione (http://bit.ly/2niWQxb) -Nè tecno-fobici, nè tecno-ottimisti. Ma soprattutto, cerchiamo di far passare il messaggio che serve sia la tecnica che l’azione sociale-politica! Nell’ambito dei movimenti socio-politici, vogliamo dargli gli strumenti tecnici giusti e diffondere le pratiche migliori. -Collegamento con reti non strettamente tech, nel tentativo di fare le cose insieme -Consapevolezza del livello generale di competenza e poco interesse per le soluzioni casalinghe: sarebbe bello se tutti si facessero i server e i computer in garage, ma solo lo 0.1% della popolazione ha tempo e comptenze per farlo; noi preferiamo puntare all’empowerment delle comunità e all’azione istituzionale/collettiva.

                  2. Hai senz’altro ragione. Ma essendo quella e la nostra una rete globale, noi vogliamo contribuire il possibile a quello che ci sembra un trend giusto con molto potenziale, anche se il tessuto tecnologico-economico qui è in questo senso poco sviluppato o adeguato. Siamo ancorati in Italia perchè in maggior parte italiani, chi lo sa quanto e dove ci espanderemo! E in ogni caso, in quest’ambito (creazione di pool di conoscenza e dati/codici aperti) anche pochi attori possono contribuire molto, tanto più in un paese non piccolo e storicamente molto innovativo come il Bel Paese (checchè ne dicano, siamo degli innovatori pazzeschi e la storia lo sa)

                1. 3

                  Strano, mi aspettavo un articolo su John McCarthy /s

                  1. 3

                    Istituzione pubblica => deve usare software opensource. Questo problema sarebbe piu’ facile da risolvere, cosi’. Perche’ non ci si arriva?

                    1. 3

                      E intanto: WeWork parent company che prepara l’ingresso in borsa scrivendo che le perdite di miliardi fanno parte della sua strategia.

                      1. 4

                        41$ non è neppure caro ma temo che l’intero libro sia solo una raccolta, spero anche una rivisitazione, di materiali liberamente disponibili in public domain e nei manuali dei vari software di ray tracing. Non so, ammetto che se dovessi dedicarmi a questo forse prenderei in considerazione un manuale da cui partire per avere un percorso di apprendimento organico ma preferirei qualcosa di meno generico.

                        1. 2

                          Qui ci sono tanti punti di partenza: http://www.realtimerendering.com/#intro Se ti interessa l’argomento comincerei con Raytracing in one weekend, che sembra coprire più o meno gli stessi argomenti. Poi, se ti appassioni, c’è la bibbia dei moderni tracer, Phisically Based Rendering, PBRT per gli amici.

                          1. 1

                            Il libro parte dalle basi ma non e’ una rivisitazione “diretta” di materiale gia’ disponibile, certo sull’argomento e’ stato scritto e pubblicato tantissimo e, considerato che il raytracer che viene fuori non e’ ovviamente production ready, copre molte delle nozioni piu’ ritrovabili. Pero’ l’approccio per arrivarci e’ “nuovo” per un libro/tutorial.

                            Imho e’ se vuoi partire e’ un buon punto, se vuoi la teoria base-mid puoi affiancarci la seconda parte del volume 1 di scratchpixel https://www.scratchapixel.com/index.php?redirect che e’ molto buono ed e’ organico/passo passo.

                          1. [Commento rimosso dall'autore]

                            1. 3

                              Ho il Nokia 8110 da piu’ di 1 anno: avendo una delle prime versioni non so se il cell e’ compatibile con la app, e comunque non sono sicuro di volerla installare :D

                              1. 4

                                L’articolo non e’ granche’, e ok, anche per il fatto che come faceba notare chobeat non e’ che propone nulla, ad esempio. Anche: conosco persone che lavorano a Google su assistant, e conosco anche alcuni di quelli che ci lavoravano come “contractor” non assunti per fare il “debugging”, ovvero quelli che si ascoltano le conversazioni e guardano se l’inference della macchina e’ corretta o no e nel caso spiegano cosa va cambiato (mia moglio lo ha fatto pre un po’). E’ ovvio che c’e’ gente che ascolta, ed e’ ovvio che questi “ascolti” possono essere fatti anche a “random sampling”, anche perche’ questo e’ nei limiti dei TOC che accettate quando usate i servizi. Addirittura, alcuni di quelli che fanno debugging a volte si fanno le “gags” da soli, nel senso che triggerano bug noti e nella stessa frase dicono anche “e salutami Massimo” perche’ sanno che quel sample andra’ tra gli esempi da verificare legati al bug e verra’ tendenzialmente ascoltato da Massimo :D Anche per questo, loro “non truffano” su quello che fanno, non ti accendono il microfono se tu metti “do not allow”, perche’ si esporrebbero inutilmente a rischi di multe quando gia’ facendo quello che tu gli permetti di fare (tramite TOC) loro sono a posto.

                                E’ quindi interessante vedere anche come diverse aziende approcciano la questione. Apple, per dire, ha il mantra “i dati sensibili stanno sul device”: se ti fidi che e’ cosi’ (e per quanto scritto sopra, tendenzialmente fidarsi e’ ok), questa e’ una posizione parecchio forte, perche’ a questo punto che tu sia hacker russo o NSA, anche se hai accesso ai server, non vedi nulla. Google invece appunto basa tutto sul “considerato quanto offriamo ai nostri utenti, le invasioni della privacy sono un piccolo prezzo da pagare”, come spiega benino questo articolo [1], difesa che hanno usato anche nel 2017 contro le multe EU (“ce lo chiedevano gli utenti”). La difesa in questo senso e’ interessante in quanto si basa su uno dei principi riconosciuti della vecchia “ingegneria sociale”: nessuna persona sa dare un valore corretto ai propri dati personali. Di conseguenza, puo’ ribattere con l’idea “Apple da qualcosa solo ai ricchi, Google da cose di immenso valore a tutti chiedendo un prezzo basso [dati personali]”. Se si vuole fare una analisi vera e proporre soluzioni bisogna partire da qui, non dalle foto porno-simpatiche.

                                [1] https://stratechery.com/2019/apples-audacity/

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                                  L’articolo e’ una storia come tante, pero’ va detto che alla fine non ha scritto chiaramente se la felicita’ l’ha trovata o no :)

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                                    Hai ragione non è detto che lo stipendio faccia la felicità.

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                                    Non ho visto il video ma senza dubbio consiglio il libro di Perotti https://www.amazon.it/Quando-lItalia-invent%C3%B2-personal-computer/dp/8898220391 . Anche, di recente sono stati ripubblicati molti degli scritti di Adriano Olivetti con un accordo con Mondadori ma sotto la storica label di “edizioni di comunita’”, alcuni sono molto interessanti.

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                                      Letto, molto bello lo consiglio anche io

                                      Il documentario di History Channel che ho linkato racconta quello che c’e In quel libro

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                                      E’ figo, certo, ma va tenuto a mente che per molte delle operazioni su bits le varie architetture offrono delle loro istruzioni specifiche tipo POPCNT https://www.felixcloutier.com/x86/popcnt, e di conseguenza molti di quegli algoritmi possono essere o subottimali o piu’ spesso comunque molto migliorabili. (ah, e la stessa cosa vale su GPU)

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                                        Bene, così i monolocali arriveranno a 900€ al mese d’affitto

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                                          Ma gli stipendi pure aumenteranno, no?

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                                            ahahahahah

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                                          Lascio la mia opinione, figlia anche di aver visto altre community nel corso degli anni. Questo “gambero” vuole essere una cosa alla Hacker News, e gli articoli postati sono ad esempio anche gli stessi che vanno su HN, e in teoria non c’e’ nulla di male. Il fatto e’ che pero’ questi articoli non generano grande discussione perche’ sono spesso molto legati a realta’ piu’, diciamo, avanzate, o complesse, tipo Silicon Valley, o USA, o grandi aziende (che in Italia non hanno sedi), quindi sono un po’ lontane dal panorama quotidiano di un informatico Italiano standard. Le discussioni piu’ sul “che distro Linux usate per sviluppare?” sono ovviamente non di alto livello, ma generano traction perche’ sono piu’ legate al quotidiano dell’informatico italiano.

                                          Quindi la scelta secondo me riflette un po’ una mezza contraddizione nelle finalita’ della community: si puo’ tenere la linea “dura” e sperare che man mano la gente faccia sforzi e riesca a discutere di cose piu’ “complesse”, oppure sacrificare un po’ di “qualita’ assoluta” per avere piu’ partecipazione. Approcciarla solo da un punto di vista di “regole di moderazioni” non aiuta.

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                                            No è chiaro, ma il tuo discorso è molto più ampio ed è un ragionamento che stiamo facendo anche noi. Però c’è da inventarsi tanto: comunità che bilancino il commento su cosa succede fuori con l’esporazione di quello che succede dentro i confini nazionali ancora non ce ne sono e il “come” non è per nulla ovvio. Però sì, concordo con te che l’engagement deve passare da una richiesta diretta di ingaggio dell’utente e, anche, da discussioni che li parlino a parlare di sé e di ciò che li circonda, al lavoro o fuori. Su questo per ora abbiamo una serie di rubriche a cadenza regolare che, come per lobste.rs, possano guidare una discussione ad un livello più basso e diretto.

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                                            Questo articolo e’ del 2014, ovvero molto vecchio, e credo per questo motivo suggerisce un modo assolutamente scorretto di fare GPGPU su iOS (o qualsiasi altra piattaforma), ovvero usare la classica rendering pipeline vertex+fragment shader. La cosa corretta e’ usare il path per compute, e tendenzialmente ad oggi, su iOS, non usare OpenGL ma Metal https://developer.apple.com/documentation/metal/hello_compute